Restano ancora da quantificare i danni provocati dal devastante incendio che il 5 novembre ha colpito la Camera di Commercio di Messina, causando il crollo di una porzione del tetto dello storico edificio e lasciando dietro di sé una situazione di forte preoccupazione tra i residenti della zona.
Mentre proseguono le verifiche sulle conseguenze del rogo, emerge un nuovo fronte legato alla gestione delle operazioni di spegnimento. L’avvocato Daniela Agnello, per conto di alcuni abitanti degli edifici situati nella vicina via Giordano Bruno, ha presentato un esposto alla Questura e agli organi competenti, chiedendo di fare piena luce sulle modalità con cui sono stati effettuati i soccorsi.
Al centro della segnalazione ci sono presunte carenze organizzative e malfunzionamenti delle attrezzature utilizzate dai Vigili del Fuoco, che, secondo quanto riferito dai residenti, avrebbero compromesso l’efficacia dell’intervento nelle prime e più delicate fasi dell’emergenza. Si tratta, al momento, di contestazioni contenute nell’esposto e che dovranno essere oggetto di eventuali verifiche da parte delle autorità competenti.
Incendio alla Camera di Commercio di Messina, l’esposto dei residenti: “Soccorsi inadeguati”
La denuncia ricostruisce una sequenza temporale dell’incendio, soffermandosi in particolare sulle prime ore successive alla comparsa delle fiamme. Secondo la ricostruzione fornita dagli abitanti della zona, il primo focolaio sarebbe stato individuato intorno alle 14, nel terzo piano della Camera di Commercio, sul lato destro della facciata principale. La chiamata ai Vigili del Fuoco sarebbe partita alle 14:28.
Nell’esposto si sostiene che, in quella fase iniziale, l’incendio apparisse ancora circoscritto a una porzione limitata dell’edificio e che un intervento tempestivo, con attrezzature adeguate, avrebbe potuto contenere la propagazione delle fiamme.
La situazione, tuttavia, sarebbe progressivamente peggiorata. Alle 15:30 il fuoco risultava già visibile anche sul lato prospiciente via Giordano Bruno, come documentato, secondo i firmatari, dalle fotografie allegate all’esposto e scattate alle 15:44.
“Dal racconto dei residenti emerge che intorno alle 14 circa si è manifestato un primo focolaio d’incendio localizzato al terzo piano della Camera di Commercio, focolaio che appariva isolato e in corrispondenza del lato destro della facciata principale dell’edificio; alle 14:28 sono stati chiamati i Vigili del Fuoco”.
La denuncia prosegue descrivendo le condizioni dell’intervento in via Giordano Bruno, dove, secondo i residenti, non sarebbero state immediatamente disponibili attrezzature funzionanti e sufficienti per affrontare l’emergenza.
“Come risulta dal rilievo fotografico, nella via Giordano Bruno i vigili presenti appaiono privi di strumenti idonei a domare il fuoco: non si vedono autoscale funzionanti, non ci sono autobotti, nessuno coordina lo spegnimento del fuoco, non risultano direttive per controllare e domare l’incendio prorompente”.
La ricostruzione contenuta nell’esposto indica poi nelle 16 il momento in cui l’incendio avrebbe assunto proporzioni ormai difficilmente contenibili, estendendosi all’intero edificio e coinvolgendo il tetto.
Autoscala guasta e problemi alla manichetta antincendio: le contestazioni sui soccorsi
Uno degli aspetti più rilevanti della segnalazione riguarda le presunte avarie tecniche riscontrate durante le operazioni di spegnimento. Secondo quanto riferito dai residenti e riportato dall’avvocato Agnello, una delle autoscale in dotazione ai Vigili del Fuoco sarebbe risultata inutilizzabile, impedendo agli operatori di raggiungere tempestivamente le parti più alte dell’edificio.
A questa criticità si sarebbe aggiunto un problema relativo alla manichetta antincendio, che, sempre secondo la ricostruzione dei firmatari, non avrebbe garantito un’erogazione regolare dell’acqua né una pressione sufficiente per contrastare le fiamme.
“All’arrivo delle squadre di emergenza, mentre le fiamme aggredivano l’intero piano dello stabile, si constatava con incredulità che un’autoscala in dotazione ai Vigili del Fuoco non funzionava, rimanendo del tutto inoperativa e impedendo ai Vigili del Fuoco di portarsi in quota per attaccare direttamente il fronte del fuoco e mettere in sicurezza i livelli superiori dell’immobile”, si legge nell’esposto.
La legale descrive anche una successiva difficoltà nell’utilizzo delle attrezzature per l’erogazione dell’acqua. Intorno alle 16 sarebbe arrivata un’altra autobotte, mentre gli operatori avrebbero tentato di contrastare l’incendio dal livello stradale, utilizzando una pompa il cui getto, secondo i residenti, non sarebbe stato sufficientemente potente per raggiungere le fiamme al terzo piano.
Soltanto successivamente sarebbe arrivata un’autoscala funzionante e, intorno alle 16:30, sarebbe stato possibile indirizzare il primo getto d’acqua direttamente verso il terzo piano dell’edificio. Le operazioni, tuttavia, sarebbero proseguite con difficoltà anche a causa di una presunta carenza d’acqua dall’autobotte.
Incendio Messina, chiesti accertamenti sulle responsabilità e sulla manutenzione dei mezzi
L’esposto non si limita alla ricostruzione delle presunte criticità operative, ma chiede anche di verificare eventuali responsabilità legate alla manutenzione e all’efficienza delle attrezzature utilizzate durante l’emergenza.
I residenti riconoscono la disponibilità e l’impegno degli operatori intervenuti, ma contestano quella che definiscono una carenza di organizzazione e coordinamento nelle operazioni di spegnimento.
“Ai cittadini accorsi in strada e presenti a tutte le fasi dello spegnimento appariva la buona volontà dei Vigili del Fuoco, che si davano da fare incessantemente ma, del pari, un assoluto difetto di organizzazione e l’assenza di una precisa direzione dei lavori”, si legge ancora nella denuncia.
Particolare attenzione viene riservata alle presunte avarie dell’autoscala e della manichetta antincendio. Per questo motivo, l’avvocato Agnello chiede di acquisire la documentazione relativa all’intervento, compreso il rapporto dei Vigili del Fuoco e gli atti utili a verificare le condizioni dei mezzi impiegati.
Secondo la tesi sostenuta dai firmatari, qualora le attrezzature fossero state pienamente efficienti e regolarmente sottoposte a manutenzione, sarebbe stato possibile intervenire in quota quando le fiamme erano ancora circoscritte a una parte dell’edificio, limitando potenzialmente i danni.
L’obiettivo è dunque ricostruire l’intera catena delle responsabilità , verificando eventuali omissioni nei controlli periodici, nella manutenzione e nel collaudo delle dotazioni di soccorso.
“Il fatto che un’autoscala e una manichetta portate sul luogo di un grave incendio urbano risultino inservibili nel momento stesso in cui devono essere azionate per salvare le strutture e tutelare la pubblica incolumità impone di verificare rigorosamente la catena di responsabilità interna agli organi preposti alla manutenzione, al controllo periodico e al collaudo dei mezzi di soccorso”, conclude l’esposto.
La richiesta dei residenti è quindi quella di accertare se le presunte inefficienze abbiano avuto un ruolo nella propagazione dell’incendio e nelle dimensioni raggiunte dal rogo. Sarà ora compito degli organi competenti verificare la ricostruzione presentata, acquisire la documentazione e chiarire se durante le operazioni di soccorso si siano effettivamente verificate le criticità denunciate.

