Caro carburanti, in Sicilia l’auto costa sempre di più: Messina quarta in Italia

Trasporti pubblici insufficienti, traffico e redditi più bassi rendono le famiglie siciliane particolarmente vulnerabili ai rincari di benzina e gasolio. Secondo Clean Cities, a Messina la spesa aggiuntiva stimata è di 650 euro l’anno per nucleo familiare

La dipendenza dall’automobile pesa sempre più sui bilanci delle famiglie italiane, soprattutto nei territori in cui autobus, tram, treni e metropolitane non rappresentano un’alternativa realmente accessibile. In queste condizioni, spostarsi per lavoro, accompagnare i figli o svolgere le normali attività quotidiane significa spesso dover sostenere costi elevati, aggravati dall’aumento dei prezzi dei carburanti.

A evidenziare la portata del fenomeno è un’analisi della coalizione Clean Cities, diffusa il 28 ottobre 2026 nell’ambito della campagna europea Mind the Gap!, che punta a richiamare l’attenzione sulle risorse destinate al trasporto pubblico locale. Lo studio prende in esame 13 città metropolitane italiane e stima che, nell’arco di dodici mesi, le famiglie abbiano affrontato quasi 5 miliardi di euro di costi aggiuntivi legati alla mobilità privata. L’esborso medio si avvicina ai 600 euro all’anno per famiglia, pari a circa 50 euro al mese.

La “Tassa Petrolifera Locale” colpisce soprattutto il Mezzogiorno

Clean Cities definisce questo peso economico una “Tassa Petrolifera Locale”. Non è un tributo previsto dalla legge, ma un’espressione utilizzata per descrivere le spese supplementari che derivano dalla necessità di utilizzare l’automobile, soprattutto quando il trasporto pubblico non è in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini.

I dati mostrano differenze significative tra le città analizzate. In cima alla graduatoria si trova Cagliari, con un costo aggiuntivo stimato di 1.078,30 euro annui per famiglia. Seguono Reggio Calabria, con 799,90 euro, e Bari, con 676,90 euro.

Messina occupa il quarto posto a livello nazionale, con una spesa supplementare stimata di 650 euro per nucleo familiare. È il dato più alto tra le tre città metropolitane siciliane comprese nella ricerca. Palermo si colloca al sesto posto, con 570,70 euro, mentre Catania è decima, con 495,50 euro.

La classifica mette in evidenza le difficoltà delle aree urbane in cui la mobilità quotidiana continua a dipendere in larga misura dai mezzi privati. Quando i collegamenti pubblici sono insufficienti, il rincaro dei carburanti si traduce in un aggravio difficilmente evitabile, che finisce per incidere in maniera ancora più pesante sulle famiglie con minori disponibilità economiche.

Federconsumatori: “In Sicilia mancano servizi di mobilità efficienti”

A spiegare le ragioni della particolare esposizione della Sicilia è Alfio La Rosa, presidente di Federconsumatori Sicilia, che individua nelle carenze del trasporto pubblico e nei redditi medi più bassi due fattori determinanti.

«I siciliani presi in considerazione dallo studio di Clean Cities sono solo quelli che abitano a Palermo, Catania e Messina, cioè le tre città metropolitane presenti nell’isola», osserva La Rosa. In questi centri, sottolinea, l’offerta di mobilità pubblica non è sufficientemente efficiente rispetto alla media nazionale e costringe molti cittadini a ricorrere più frequentemente all’automobile.

A questo problema se ne aggiunge un altro: la minore capacità di spesa delle famiglie siciliane, che spesso si traduce anche nell’utilizzo di veicoli più datati e meno efficienti dal punto di vista dei consumi. Il risultato è una doppia penalizzazione: si è maggiormente dipendenti dalla macchina e, allo stesso tempo, si rischia di spendere di più per ogni chilometro percorso.

La Rosa richiama inoltre l’attenzione sul comparto della raffinazione. La Sicilia produce una quota significativa dei carburanti consumati in Italia, stimata intorno al 20%, ma questo non significa che benzina e gasolio ottenuti nell’isola siano destinati necessariamente al mercato locale.

I prodotti petroliferi, spiega il presidente regionale di Federconsumatori, vengono commercializzati attraverso operatori internazionali e possono essere venduti sui mercati in cui si realizza il miglior prezzo. Di conseguenza, la presenza di grandi poli industriali e raffinerie in Sicilia non garantisce automaticamente carburanti meno costosi per i residenti.

Secondo La Rosa, occorre considerare anche l’impatto ambientale delle attività industriali legate al petrolio, con costi per il territorio che non si esauriscono nella spesa sostenuta alla pompa.

Traffico e consumi: perché spostarsi costa di più

La difficoltà di trovare alternative all’automobile non è l’unico elemento che incide sulla spesa. Nelle grandi città siciliane, il traffico urbano contribuisce ad aumentare i consumi e ad allungare i tempi degli spostamenti.

Il presidente di Federconsumatori Sicilia evidenzia che Palermo, Catania e Messina presentano livelli di traffico superiori alla media nazionale. Una situazione che, sommata alla debolezza del trasporto pubblico, rende più onerosa la mobilità quotidiana. Palermo, in particolare, viene indicata da La Rosa come una città che da anni registra livelli di congestione particolarmente elevati.

Il problema, dunque, non riguarda soltanto il prezzo di benzina e gasolio. La spesa complessiva dipende anche dalla distanza da percorrere, dalla durata dei tragitti, dalle condizioni del traffico e dall’efficienza del veicolo utilizzato.

I consigli per contenere la spesa di benzina e gasolio

In attesa di interventi strutturali sul trasporto pubblico, Federconsumatori invita i cittadini a limitare, per quanto possibile, l’impiego dell’automobile. Chi dispone di collegamenti pubblici compatibili con i propri orari di lavoro e con le necessità personali può valutare di utilizzarli in alternativa alla macchina.

Per chi non può rinunciare al mezzo privato, il suggerimento è ridurre gli spostamenti non indispensabili e organizzare le commissioni in modo da concentrare più impegni lungo lo stesso percorso. Anche lo stile di guida può incidere sui consumi: secondo La Rosa, una conduzione più regolare e meno aggressiva può consentire risparmi di carburante nell’ordine del 15-20%, in condizioni favorevoli.

Si tratta di accorgimenti individuali che possono contribuire a contenere le spese, ma che non risolvono il problema di fondo: senza un sistema di trasporto pubblico adeguato, per molti residenti l’utilizzo dell’auto rimane una necessità.

Auto elettriche e accise: le incognite sul futuro

Tra le possibili alternative, La Rosa indica la mobilità elettrica, soprattutto quando la ricarica può essere effettuata attraverso un impianto fotovoltaico domestico dotato di batterie di accumulo. Una combinazione che, in determinate condizioni, può ridurre sensibilmente i costi di utilizzo dell’automobile.

Questa soluzione, tuttavia, resta fuori dalla portata di una parte consistente della popolazione. L’acquisto di un veicolo elettrico moderno e l’installazione di un impianto fotovoltaico con accumulo richiedono un investimento iniziale elevato, difficile da sostenere per molte famiglie.

Resta infine l’incognita sull’andamento dei prezzi dei carburanti. Per il presidente di Federconsumatori Sicilia, formulare previsioni attendibili è complicato a causa delle numerose variabili che influenzano il mercato petrolifero, comprese le dinamiche speculative e le tensioni internazionali.

Gli interventi governativi sulle accise possono offrire un sollievo temporaneo, ma non eliminano le cause strutturali del problema. Per alleggerire davvero il peso della mobilità sui bilanci familiari, soprattutto in Sicilia, la sfida resta quella di garantire trasporti pubblici più efficienti e alternative concrete all’automobile privata.