Carcere di Trapani, 30 agenti indagati per abusi sui detenuti: cade l’accusa di tortura (I NOMI)

Conclusa l’inchiesta sui presunti maltrattamenti nella casa circondariale trapanese. La Procura contesta l’abuso di autorità contro persone detenute e, in alcuni casi, falso ideologico e calunnia. Le indagini erano partite dalla denuncia di un recluso nel 2021

Trenta persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell’inchiesta sui presunti abusi commessi all’interno della casa circondariale di Trapani. Al centro del procedimento ci sono diversi episodi di violenza che sarebbero stati compiuti da agenti della polizia penitenziaria ai danni di detenuti.

Rispetto alla fase iniziale dell’indagine, è cambiato il quadro delle contestazioni: l’accusa di tortura è venuta menodopo le precedenti decisioni del tribunale del Riesame sui ricorsi presentati dalle difese contro le misure cautelari. Restano invece le ipotesi di abuso di autorità contro persone detenute, previsto dall’articolo 608 del Codice penale, e, per alcuni indagati, quelle di falso ideologico e calunnia.

La vicenda era emersa pubblicamente alla fine del 2024, quando l’esecuzione dei provvedimenti cautelari aveva portato alla diffusione di alcune intercettazioni. In una conversazione, attribuita a operatori in servizio nell’istituto, si sarebbe sentita la frase: «Lo andiamo a sminchiare a questo, questa notte».

L’indagine partita dalla denuncia di un detenuto

L’inchiesta ha preso avvio nella seconda metà del 2021, dopo la denuncia presentata da un detenuto. Quello che inizialmente poteva apparire come un singolo episodio avrebbe portato gli investigatori a ricostruire una serie più ampia di presunti abusi.

Un ruolo centrale nell’attività investigativa sarebbe stato svolto dalle telecamere nascoste installate con l’autorizzazione del giudice per le indagini preliminari. Le registrazioni avrebbero consentito di documentare diversi episodi finiti successivamente al centro delle contestazioni formulate dalla Procura.

Quando furono eseguite le misure cautelari, le persone coinvolte nell’indagine erano complessivamente 44. Con la chiusura delle indagini, l’avviso è stato notificato a 30 persone.

La conclusione dell’attività investigativa non equivale a una condanna: gli indagati potranno presentare memorie difensive e chiedere di essere interrogati. Saranno gli eventuali successivi sviluppi giudiziari a stabilire se e per quali contestazioni si arriverà a un processo.

Le presunte violenze e le punizioni arbitrarie

Tra gli episodi descritti negli atti figurano comportamenti che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbero andati oltre le prerogative del personale penitenziario. In diversi casi, le condotte sarebbero state presentate come punizioni informali inflitte ai detenuti per presunte violazioni delle regole interne.

Le contestazioni comprendono calci, pugni, schiaffi e atti umilianti. In uno degli episodi riportati, un detenuto sarebbe stato colpito con un calcio allo stinco e un pugno alla nuca, prima di essere raggiunto da uno sputo sul volto.

Un’altra vicenda riguarda un recluso che sarebbe stato condotto nel reparto di isolamento blu, costretto a spogliarsi e percosso durante il trasferimento. L’uomo sarebbe stato poi lasciato nudo in una cella priva di arredi, definita negli atti «cella liscia».

In un’altra circostanza, alcuni agenti avrebbero trascinato un detenuto lungo un corridoio bagnato mentre indossava soltanto gli slip, per poi spingerlo all’interno di una cella con un calcio.

Umiliazioni anche nei confronti di detenuti fragili

Tra i fatti contestati compare anche il trattamento riservato a un detenuto con disturbi psichici, che sarebbe stato spogliato, deriso e trasferito nudo lungo un corridoio dell’istituto.

Gli atti descrivono inoltre un episodio nel quale un detenuto sarebbe stato raggiunto da una secchiata contenente acqua e urina. In un altro caso, una presunta azione punitiva sarebbe scattata dopo che un recluso, uscito dalla doccia, si sarebbe aggirato nudo nell’area delle celle senza rientrare nella propria stanza e avrebbe danneggiato con un pugno lo schermo di un televisore nell’ufficio degli agenti.

Secondo l’accusa, la reazione sarebbe consistita in un pestaggio durante il quale più operatori avrebbero colpito contemporaneamente l’uomo alla schiena e in altre parti del corpo, utilizzando pugni e altri colpi.

Per questi episodi, così come per le altre condotte contestate, la qualificazione giuridica è stata modificata rispetto alla fase iniziale dell’inchiesta. La caduta dell’accusa di tortura non cancella le altre ipotesi di reato sulle quali la Procura ritiene necessario procedere con gli accertamenti giudiziari.

I nomi delle 30 persone indagate

L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato alle seguenti 30 persone, indicate con l’anno di nascita:

  • Claudio Angileri (1968)
  • Massimo Anzelmo (1981)
  • Paola Patrizia Basiricò (1974)
  • Filippo Bucaria (1970)
  • Stefano Candito (1969)
  • Salvatore Curatolo (1970)
  • Michele Delcioni (1970)
  • Vito Cisarò (1993)
  • Leonardo Crapanzano (1970)
  • Claudio Di Dia (1968)
  • Angelo Drago (1964)
  • Antonino Fazio (1995)
  • Antonino Ficara (1966)
  • Giacomo Genovese (1976)
  • Giuseppe Gervasi (1967)
  • Filippo Guaiana (1984)
  • Alessandro Iabichella (1972)
  • Giuseppe Martines (1984)
  • Antonio Mazzara (1964)
  • Antonino Mazzara (1969)
  • Guglielmo Montalto (1968)
  • Andrea Motugno (1988)
  • Francesco Pantaleo (1987)
  • Roberto Passalacqua (1976)
  • Andrea Pisciotta (1977)
  • Giuseppe Francesco Prestifilippo (1969)
  • Nicolò Rondello (1968)
  • Giacomo Ruggirello (1967)
  • Pasquale Tartamella (1966)
  • Salvatore Todaro (1980)

Per gli indagati si apre ora la fase successiva alla chiusura delle indagini preliminari. Le difese potranno presentare le proprie argomentazioni e gli inquirenti valuteranno gli eventuali ulteriori elementi prima delle decisioni sull’esercizio dell’azione penale.