Un’organizzazione che avrebbe gestito un articolato traffico di stupefacenti tra Riesi, Gela e Catania, con guadagni stimati in circa 8.000 euro alla settimana. È il quadro ricostruito dalla Procura distrettuale antimafia di Caltanissetta al termine di un’indagine che ha portato a misure cautelari nei confronti di 11 persone.
Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura, è stato eseguito dai carabinieri del Comando provinciale di Caltanissetta, con il supporto dei reparti competenti per territorio.
Cinque indagati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, quattro all’obbligo di dimora nel comune di residenza e uno al divieto di dimora. Per un’altra persona è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Un undicesimo destinatario della misura risulta attualmente ricercato.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, presunte attività di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso. A uno degli indagati viene inoltre contestata l’ipotesi di estorsione.
L’inchiesta dopo la sparatoria di Riesi
L’indagine ha preso avvio dagli approfondimenti investigativi successivi a una sparatoria avvenuta il 10 settembre 2025 a Riesi, durante la quale furono coinvolti due fratelli e altre persone. Uno dei fratelli rimase ferito alla schiena, mentre uno degli aggressori fu raggiunto da un colpo alla spalla, secondo la ricostruzione riconducibile al cosiddetto fuoco amico.
Dieci giorni dopo, il 20 settembre, erano già scattati gli arresti in carcere per quattro persone ritenute, nell’ambito dell’inchiesta, presunti esecutori materiali dell’agguato.
Gli investigatori hanno quindi proseguito le verifiche per circa sei mesi, fino al marzo successivo, concentrandosi sui rapporti tra i soggetti coinvolti e sui canali di approvvigionamento della droga. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere due gruppi criminali collegati da legami familiari, collaborazioni consolidate e interessi economici comuni.
Due gruppi collegati e una rete di rifornimento tra tre cittÃ
Secondo l’ipotesi investigativa, il primo gruppo avrebbe avuto la propria base a Riesi, dove alcuni componenti si sarebbero occupati della distribuzione al dettaglio, della contabilità degli incassi e della gestione di una cassa comune.
La struttura avrebbe dimostrato capacità di riorganizzazione anche dopo il ferimento e l’arresto di una figura ritenuta centrale: un altro soggetto sarebbe subentrato nella gestione, consentendo alla presunta attività di proseguire attraverso una suddivisione dei compiti tra gli spacciatori e il mantenimento dei contatti con i fornitori.
La rete si sarebbe appoggiata a canali stabili di rifornimento a Gela e Catania. In particolare, il circuito gelese avrebbe svolto una funzione di collegamento per le forniture all’ingrosso, mentre nell’area etnea sarebbero stati attivi altri referenti incaricati di garantire soprattutto le partite di cocaina e i rifornimenti periodici.
Il sistema, secondo gli investigatori, avrebbe assicurato la disponibilità continuativa di hashish e cocaina destinati alla vendita sul territorio.
Debiti per la droga e l’ipotesi di estorsione
Una parte rilevante dell’inchiesta riguarda i contrasti che sarebbero nati per il mancato pagamento di alcune forniture. I crediti accumulati avrebbero provocato tensioni tra i gruppi, sfociate anche in comportamenti intimidatori.
La sparatoria del settembre 2025 viene ricondotta dagli inquirenti, in questa fase, a un presunto debito relativo a precedenti consegne di droga contratto dal gruppo di Riesi nei confronti della filiera di Gela.
Nell’ottobre dello stesso anno sarebbe stata inoltre messa in atto un’azione estorsiva ai danni di uno degli spacciatori. L’uomo sarebbe stato costretto a consegnare la propria automobile, utilizzata come garanzia e forma di pagamento parziale del debito maturato con i creditori.
Si tratta di circostanze che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.
Contestati 633 episodi di spaccio: circa 200 clienti identificati
Nel corso delle attività investigative, i carabinieri avrebbero ricostruito 633 episodi di detenzione e cessione di droga, delineando un giro d’affari stimato in circa 8.000 euro settimanali.
Gli accertamenti hanno inoltre consentito di identificare circa 200 presunti acquirenti, ai quali le sostanze sarebbero state vendute con regolarità .
Il quadro indiziario è stato sviluppato attraverso attività tecniche e servizi di osservazione sul territorio, che avrebbero permesso di documentare le modalità di distribuzione e i rapporti tra i diversi componenti della rete.
Schede telefoniche intestate a prestanome e linguaggio in codice
Per ridurre il rischio di essere individuati, i presunti componenti del gruppo avrebbero adottato precauzioni specifiche nelle comunicazioni. Tra queste, l’impiego di numerose schede telefoniche intestate fittiziamente a cittadini stranieri o ad altre persone, oltre all’utilizzo di utenze dedicate e di espressioni in codice per fare riferimento alle sostanze stupefacenti.
Le indagini avrebbero inoltre individuato un sistema di pagamenti attraverso strumenti telematici. Le cessioni sarebbero avvenute soprattutto nell’abitazione di uno degli indagati oppure direttamente nelle automobili dei clienti, che si fermavano davanti all’immobile per ricevere la droga.
Sequestrati hashish e cocaina durante le indagini
Le attività investigative hanno trovato riscontro anche in alcuni interventi operativi. In due occasioni, i militari hanno arrestato in flagranza altrettante persone, tra cui un presunto corriere fermato al rientro da Catania.
Durante il controllo, l’uomo sarebbe stato trovato in possesso di 150 grammi di cocaina e un panetto di hashish da 100 grammi. Altri tre soggetti sono stati denunciati in stato di libertà .
Il bilancio complessivo dei sequestri effettuati nel corso dell’indagine ammonta a 1,484 chilogrammi di hashish e 150 grammi di cocaina.
L’operazione rappresenta un nuovo sviluppo dell’inchiesta sul presunto traffico di droga nel Nisseno e sui collegamenti con altre piazze siciliane. Le accuse dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento: per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

