Terremoto nel Tirreno Meridionale, sette scosse nella mattinata: magnitudo in calo dopo i giorni di paura

La sequenza sismica prosegue al largo delle Eolie e di Ustica, mentre gli esperti analizzano la profondità degli eventi e l’evoluzione del fenomeno dopo l’allerta maremoto dei giorni scorsi

Dopo la forte attività sismica registrata nei giorni scorsi, il quadro appare meno intenso, ma lo sciame non è ancora terminato. Le scosse continuano al largo della Sicilia, tra le Eolie e Ustica, e restano sotto osservazione le aree di Palermo, Messina e delle altre province coinvolte.

La terra continua a tremare nel Tirreno Meridionale, ma con un’intensità inferiore rispetto a quella raggiunta durante il fine settimana. Nella mattinata di lunedì 26 ottobre sono stati registrati sette terremoti, con una magnitudo massima di 2.6. Un dato decisamente più contenuto rispetto agli eventi più forti dei giorni precedenti, quando alcune scosse avevano superato magnitudo 5.

La diminuzione dell’intensità rappresenta un elemento di relativa tranquillità, ma non significa che l’attività sismica sia conclusa. La sequenza resta infatti monitorata dagli esperti, dopo le giornate di apprensione che hanno interessato diverse zone della Sicilia e che avevano portato anche a una temporanea preoccupazione per il rischio maremoto.

Sciame sismico ancora attivo, venerdì registrate 53 scosse

Uno dei momenti più intensi della sequenza si è verificato venerdì 23 ottobre, quando sono stati rilevati 53 eventi sismicidi diversa intensità. Una successione che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere alta la sorveglianza nell’area interessata.

Gli epicentri individuati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) si concentrano nel Tirreno Meridionale, in un settore marino compreso tra le Isole Eolie e la zona di Ustica. Le scosse sono state avvertite in particolare nel Palermitano e nel Messinese, ma le segnalazioni hanno riguardato anche altre parti dell’Isola, tra cui le province di Agrigento e Catania.

Il fatto che la magnitudo degli ultimi eventi sia inferiore a quella registrata nei giorni scorsi non basta, da solo, a stabilire quando lo sciame si esaurirà. Per questo motivo, l’evoluzione della sequenza continua a essere seguita attraverso le rilevazioni strumentali e le valutazioni degli specialisti.

Perché le scosse vengono avvertite in Sicilia: il ruolo della profondità

A contribuire alla comprensione del fenomeno è Chiara Cappadonia, docente di Scienze della Terra all’Università di Palermo e referente dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata. La studiosa sottolinea come il settore del Tirreno Meridionale sia già noto per la sua attività sismica e presenti precedenti significativi.

L’area, infatti, è stata interessata in passato da terremoti rilevanti per Palermo e il territorio circostante. La presenza di strutture geologiche attive rende quindi necessario osservare con attenzione le caratteristiche dei singoli eventi e il modo in cui si sviluppa la sequenza.

Un aspetto importante riguarda la profondità dei terremoti. Secondo quanto spiegato da Cappadonia, negli ultimi giorni sono stati registrati eventi con ipocentri anche a 8-12 chilometri di profondità. Quando le scosse si originano a profondità relativamente ridotte, le onde sismiche possono essere percepite più chiaramente nelle aree interessate, anche a distanza dall’epicentro.

La profondità, insieme alla magnitudo e alla posizione dell’evento, è dunque uno degli elementi da considerare per comprendere perché alcune scosse vengano avvertite dalla popolazione mentre altre, pur registrate dagli strumenti, passino inosservate.

Palermo e Messina, resta alta l’attenzione

Dopo le scosse più forti e la preoccupazione per una possibile allerta maremoto, il calo della magnitudo registrato nella mattinata di lunedì rappresenta un segnale da seguire, senza però trarre conclusioni premature.

Lo sciame sismico non può ancora essere considerato concluso e saranno le prossime rilevazioni a chiarire l’evoluzione del fenomeno. Per le comunità del Palermitano e del Messinese, così come per gli altri territori in cui le scosse sono state percepite, resta importante fare riferimento alle comunicazioni ufficiali degli organismi di monitoraggio e della Protezione civile.

L’attenzione degli esperti rimane concentrata sull’area del Tirreno Meridionale, dove la sequenza prosegue con eventi di intensità più contenuta rispetto ai picchi dei giorni scorsi.

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