Povertà in Italia, i dati Istat dopo quattro anni di Governo Meloni: il Sud resta in difficoltà

Nel 2025 sono 5,4 milioni gli italiani in povertà assoluta. Nel Mezzogiorno persistono le maggiori criticità, mentre nelle Isole peggiorano alcuni indicatori rispetto all’anno precedente. Minori, affittuari e famiglie straniere tra le categorie più esposte

Quattro anni di Governo Meloni non sono bastati a invertire in maniera significativa la tendenza della povertà assoluta in Italia. Le ultime stime dell’Istat restituiscono l’immagine di un Paese nel quale milioni di persone continuano a fare i conti con risorse insufficienti per sostenere le spese essenziali. Una condizione che colpisce soprattutto il Mezzogiorno, dove le difficoltà economiche restano più diffuse rispetto al resto della Penisola.

Il confronto tra il 2022 e il 2025 mostra alcuni miglioramenti, ma anche segnali di stagnazione e arretramento. Il problema, dunque, non riguarda soltanto il numero delle persone che vivono in condizioni di indigenza, ma anche la capacità delle famiglie di sostenere i costi della vita, dall’abitazione ai beni di prima necessità.

Povertà assoluta in Italia, 5,4 milioni di persone in difficoltà

Nel 2025, secondo le stime dell’Istat, 5,4 milioni di individui vivono in condizioni di povertà assoluta, una situazione che interessa complessivamente circa 2,1 milioni di famiglie. Si tratta di valori solo lievemente inferiori a quelli registrati nel 2022, quando le persone coinvolte erano 5,6 milioni e i nuclei familiari 2,18 milioni.

La riduzione osservata nell’arco di tre anni non modifica sostanzialmente il quadro complessivo: una parte consistente della popolazione continua a non disporre delle risorse necessarie per acquistare beni e servizi essenziali.

Le differenze territoriali rimangono marcate. Il Mezzogiorno continua a essere l’area più esposta alla povertà, con conseguenze particolarmente pesanti per le famiglie che devono sostenere spese abitative elevate rispetto ai propri redditi. Nelle Isole, inoltre, alcuni indicatori mostrano un peggioramento rispetto al 2024, confermando quanto sia fragile l’equilibrio economico di numerosi nuclei familiari.

Sicilia e Sardegna, l’intensità della povertà torna a crescere

Il confronto tra le diverse aree del Paese evidenzia le criticità delle Isole maggiori. Nel 2025, l’intensità della povertà assoluta familiare in Sicilia e Sardegna si attesta al 19%, il valore più elevato a livello nazionale secondo i dati riportati.

L’indicatore, che misura quanto la spesa delle famiglie povere si collochi al di sotto della soglia di povertà, era pari al 20% nel 2022. Il lieve miglioramento rispetto a quel periodo non deve però nascondere l’andamento più recente: nel 2024 il dato era sceso al 17%, per poi risalire di due punti percentuali nell’anno successivo.

Anche l’incidenza della povertà assoluta individuale conferma un quadro complesso. Nelle Isole, il valore passa dall’11,3% del 2022 all’11,4% del 2025, pur registrando una diminuzione rispetto al 13,4% stimato nel 2024.

Il dato suggerisce che la situazione non può essere valutata soltanto attraverso il confronto con il 2022. La ripresa della povertà registrata nell’ultimo anno rappresenta un segnale di vulnerabilità economica, soprattutto in territori dove stipendi e opportunità occupazionali non sempre riescono a tenere il passo con il costo della vita.

Quanto costa vivere in Sicilia: la soglia per le spese essenziali

Per comprendere meglio le difficoltà delle famiglie siciliane, un riferimento importante è rappresentato dalla soglia di spesa necessaria a soddisfare i bisogni fondamentali.

Nel 2025, per un adulto di età compresa tra 30 e 59 anni che vive in un centro urbano di un’area metropolitana siciliana, la soglia mensile indicata dall’Istat è pari a 773,25 euro. Al di sotto di questa cifra, secondo i criteri statistici adottati, non è possibile sostenere il costo del paniere di beni e servizi essenziali previsto per quel profilo familiare e territoriale.

Nel 2022, a parità di caratteristiche, il valore era di 762,02 euro al mese. L’aumento è contenuto in termini assoluti, ma assume un significato diverso quando viene rapportato alle risorse effettivamente disponibili per chi percepisce redditi bassi.

La soglia, inoltre, varia in funzione della composizione del nucleo familiare, dell’età dei suoi componenti e del luogo di residenza. Per questo motivo non costituisce una cifra universale valida per tutti, ma un indicatore utile a comprendere quanto possa essere difficile sostenere le spese indispensabili nelle diverse realtà territoriali.

Minori in povertà, il Sud registra ancora i valori più alti

Tra le categorie maggiormente esposte figurano i bambini e gli adolescenti. Nel 2025, in Italia, oltre 1,1 milioni di minori vivono in povertà assoluta, pari al 12,5% della popolazione sotto i 18 anni.

Il dato relativo al Mezzogiorno raggiunge il 15,2%. Si tratta di un livello ancora molto elevato, sebbene inferiore al 15,9% stimato nel 2022.

La situazione presenta ulteriori criticità nei centri delle aree metropolitane, dove le difficoltà economiche delle famiglie con figli possono intrecciarsi con il costo degli alloggi e delle altre spese quotidiane. In questi contesti, l’incidenza della povertà assoluta tra i nuclei con minori arriva al 13,4% nel 2025, contro il 12,3% del 2022.

Questi numeri evidenziano una questione che va oltre il bilancio familiare immediato. La povertà durante l’infanzia può limitare l’accesso a opportunità educative, attività extrascolastiche e servizi, contribuendo ad alimentare disuguaglianze destinate a riflettersi anche nell’età adulta.

Affitti e povertà, aumenta il numero delle famiglie in difficoltà

Il costo dell’abitazione costituisce un altro elemento centrale. Tra il 2022 e il 2025, la quota di famiglie che vivono in affitto è salita dal 17,6% al 18,1%.

Nello stesso periodo, il numero dei nuclei in affitto che si trovano in condizioni di povertà assoluta è passato da 983 mila a circa 999 mila. Si tratta di un incremento che evidenzia quanto il pagamento del canone possa pesare sui bilanci domestici, soprattutto quando le entrate sono insufficienti o irregolari.

Nel Mezzogiorno, la percentuale delle famiglie in affitto coinvolte dalla povertà assoluta rimane particolarmente alta, al 22,4%. Il dato è comunque inferiore al 24,1% rilevato nel 2022, ma conferma la maggiore esposizione economica di quest’area.

La difficoltà di sostenere contemporaneamente affitto, bollette, alimentazione e trasporti può lasciare margini sempre più ridotti per le altre necessità, trasformando una condizione di precarietà in una situazione strutturale.

Famiglie con adulti tra 45 e 54 anni, peggiora l’incidenza della povertà

Il disagio economico non riguarda esclusivamente i giovani o le persone che si trovano fuori dal mercato del lavoro. I dati segnalano criticità anche tra i nuclei familiari nei quali la persona di riferimento ha un’età compresa tra 45 e 54 anni.

Per questa fascia, l’incidenza della povertà assoluta è salita al 26,2% nel 2025, rispetto al 24,7% del 2022.

Il dato mette in evidenza la fragilità di famiglie che possono dover sostenere contemporaneamente le spese per i figli, il mutuo o l’affitto e, in alcuni casi, l’assistenza ai genitori anziani. La presenza di una persona in età lavorativa, quindi, non costituisce necessariamente una garanzia contro la povertà, soprattutto quando il reddito è insufficiente rispetto alle necessità del nucleo.

Famiglie straniere, il divario economico resta molto ampio

Un’altra criticità riguarda i nuclei familiari composti esclusivamente da cittadini stranieri. Nel Mezzogiorno, l’incidenza della povertà assoluta per queste famiglie è passata dal 35,7% del 2022 al 36,3% del 2025.

Il peggioramento conferma una condizione di particolare vulnerabilità, legata anche alle difficoltà di accesso a occupazioni stabili e adeguatamente retribuite. In entrambi gli anni considerati, la percentuale risulta circa quattro volte superiore a quella rilevata tra le famiglie composte soltanto da cittadini italiani.

Il quadro complessivo restituisce così l’immagine di un Paese nel quale la povertà continua a interessare milioni di persone, con differenze profonde in base alla residenza, alla composizione familiare e alla cittadinanza.

Il confronto con il 2022 mostra alcuni progressi, ma non una trasformazione sostanziale delle condizioni di vita delle fasce più fragili. Il Mezzogiorno, e in particolare le Isole, resta uno dei principali fronti dell’emergenza sociale italiana, mentre l’aumento di alcuni indicatori nel 2025 segnala quanto sia ancora difficile garantire alle famiglie un equilibrio economico duraturo.

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