Un presunto sistema estorsivo che sarebbe stato gestito anche dall’interno del carcere, utilizzando telefoni introdotti illegalmente e coinvolgendo persone che si trovavano temporaneamente fuori dalla struttura detentiva. È quanto emerso dall’operazione eseguita nella mattinata di mercoledì 14 ottobre dai Carabinieri, che ha portato all’arresto di quattro persone nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani.
Il provvedimento di custodia cautelare in carcere è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo su richiesta della Procura. L’attività ha coinvolto i militari della Compagnia di Alcamo, con interventi a Favignana, Augusta e San Cataldo, e il supporto del Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria e delle Compagnie dei Carabinieri di Siracusa e Caltanissetta.
Le contestazioni riguardano, a vario titolo, estorsione e rapina aggravata. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.
Le estorsioni sarebbero state organizzate dalla casa di reclusione di Favignana
L’inchiesta sarebbe partita da un uomo originario di Alcamo, già detenuto per un’altra causa nella casa di reclusione di Favignana. Gli approfondimenti successivi avrebbero consentito agli investigatori di estendere gli accertamenti ad altre tre persone, che si trovavano nello stesso istituto penitenziario nel periodo preso in esame.
Secondo la ricostruzione investigativa, le richieste di denaro sarebbero state portate avanti anche da persone recluse, attraverso utenze e dispositivi telefonici detenuti illegalmente all’interno del carcere.
Gli apparecchi sarebbero stati utilizzati per mantenere i contatti con la vittima e veicolare minacce finalizzate a ottenere pagamenti. In una circostanza, il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre soggetti, che in quel momento beneficiavano di un permesso, di rintracciare personalmente la persona presa di mira.
L’obiettivo, secondo gli investigatori, sarebbe stato quello di comparire in videochiamata mentre gli altri si trovavano vicino alla vittima, rendendo più concrete e immediate le minacce di ritorsioni e aumentando la pressione per ottenere il denaro.
La vittima avrebbe versato almeno 20 mila euro in due anni
Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda la somma che la persona offesa sarebbe stata costretta a consegnare tra il 2024 e il 2026.
Gli accertamenti tecnici e le attività investigative avrebbero permesso di ricostruire un insieme di richieste economiche accompagnate da minacce e, in alcune occasioni, violenze fisiche. Nel periodo considerato, la vittima avrebbe versato complessivamente almeno 20 mila euro.
I pagamenti sarebbero avvenuti con modalità differenti: in parte attraverso consegne di contanti e in parte mediante ricariche su diverse carte Postepay.
Le investigazioni avrebbero quindi documentato una pressione protratta nel tempo, che secondo l’ipotesi accusatoria sarebbe stata esercitata per ottenere somme di denaro attraverso intimidazioni e prospettando conseguenze in caso di mancato pagamento.
Intercettazioni e riprese video decisive per ricostruire il presunto sistema
L’attività investigativa è iniziata nel febbraio 2026 ed è proseguita per circa tre mesi. Gli accertamenti sono stati sviluppati dalla Sezione operativa dei Carabinieri di Alcamo, con il supporto del Nucleo investigativo regionale della Polizia penitenziaria e sotto il coordinamento della Procura di Trapani.
Per ricostruire i fatti, gli investigatori hanno utilizzato diversi strumenti, tra cui intercettazioni telefoniche, riprese video, servizi di osservazione sul territorio e ulteriori verifiche.
Il lavoro svolto avrebbe consentito di ricostruire i rapporti tra i quattro indagati e le modalità con cui sarebbero state formulate le richieste estorsive, comprese quelle che avrebbero avuto origine all’interno della struttura detentiva.
Quattro arresti, tre indagati erano detenuti a Favignana
Dei quattro destinatari dell’ordinanza cautelare, tre si trovavano già detenuti nel carcere di Favignana, mentre il quarto era sottoposto al regime di semilibertà .
Per tutti sono state disposte misure cautelari in carcere in relazione alle contestazioni formulate dagli inquirenti.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le accuse dovranno essere verificate nel corso del processo e tutte le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza.

