Tir, blocco nei porti siciliani dal 16 al 20 ottobre: autotrasportatori contro il caro gasolio

Il Comitato dei trasportatori siciliani annuncia la mobilitazione contro l’aumento del carburante, i costi dei traghetti e gli effetti della tassa Ets. Il coordinatore Salvatore Bella chiede risorse immediate per le imprese e avverte: senza risposte concrete, la protesta potrebbe continuare

È stato annunciato per dal 16 al 20 ottobre il blocco dei mezzi pesanti nei porti siciliani. A promuoverlo è il Comitato dei trasportatori siciliani, che intende protestare contro l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese di autotrasporto, a partire dal prezzo del gasolio e dalle spese legate ai collegamenti marittimi con il continente.

La mobilitazione nasce dalle difficoltà che, secondo il Comitato, stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera del trasporto delle merci. Una situazione che rischia di avere conseguenze anche sul comparto agricolo e ortofrutticolo siciliano, fortemente dipendente dalla possibilità di raggiungere rapidamente i mercati del Centro-Nord Italia e quelli europei.

A chiedere un intervento urgente al governo nazionale è Salvatore Bella, coordinatore del Comitato, che sollecita misure economiche in grado di compensare almeno in parte i maggiori costi affrontati quotidianamente dalle aziende.

La protesta nei porti siciliani

Il programma annunciato prevede il fermo dei Tir nei porti dell’Isola dal 16 al 20 ottobre. L’obiettivo degli autotrasportatori è portare al centro del confronto politico le difficoltà legate alla particolare condizione geografica della Sicilia.

Per le imprese dell’Isola, infatti, raggiungere i principali mercati di destinazione significa affrontare lunghi tragitti su strada e ricorrere ai collegamenti marittimi. Una combinazione che, con il prezzo del carburante in aumento e le tariffe dei traghetti sempre più elevate, avrebbe fatto crescere in maniera significativa i costi di esercizio.

Il Comitato ha comunque manifestato la propria disponibilità a partecipare al tavolo di confronto annunciato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nella prospettiva di individuare possibili soluzioni.

La richiesta, però, è che al confronto seguano provvedimenti concreti e risorse economiche, ritenuti indispensabili per evitare che la situazione possa aggravarsi ulteriormente.

Caro gasolio e costi dei traghetti

Uno dei principali motivi della mobilitazione riguarda il prezzo del gasolio, che secondo gli autotrasportatori incide pesantemente sui bilanci delle aziende.

A questo si aggiunge il costo dei collegamenti via mare. Il Comitato contesta in particolare l’impatto della tassa europea sulle emissioni Ets, i cui costi, secondo la categoria, vengono trasferiti dagli armatori sulle tariffe dei trasporti marittimi.

Per le imprese siciliane il problema assume una dimensione ancora maggiore proprio a causa della necessità di utilizzare i traghetti per collegare l’Isola alla rete stradale nazionale.

Il rischio per il settore ortofrutticolo

A risentire della situazione non sarebbe soltanto l’autotrasporto. Il Comitato richiama infatti le possibili ripercussioni sul settore agricolo e ortofrutticolo, che deve sostenere costi di distribuzione particolarmente elevati per raggiungere i mercati di vendita.

La distanza geografica dalla penisola e dai principali mercati europei comporta già una condizione di svantaggio rispetto alle aziende che operano nelle regioni continentali. L’incremento delle spese per carburante e trasporto marittimo rischierebbe quindi di comprimere ulteriormente i margini delle imprese.

Secondo gli autotrasportatori, il problema riguarda dunque anche la competitività dei prodotti siciliani, soprattutto sui mercati del Nord Italia e del resto d’Europa.

La richiesta di continuità territoriale

Il Comitato chiede alle istituzioni di intervenire per garantire alla Sicilia condizioni di trasporto più equilibrate rispetto al resto del Paese.

Tra le richieste figura quindi anche il rafforzamento di strumenti economici destinati a compensare gli svantaggi legati all’insularità, con l’obiettivo di ridurre il divario nei costi di movimentazione delle merci.

La mobilitazione, spiegano i promotori, nasce proprio dalla convinzione che le imprese siciliane partano da una condizione strutturalmente più difficile rispetto a quelle delle regioni del Nord.

Il confronto con gli autotrasportatori del Nord

Il Comitato sottolinea inoltre che la protesta annunciata in Sicilia dovrebbe avere caratteristiche differenti rispetto a eventuali mobilitazioni nel resto d’Italia.

La ragione indicata è legata soprattutto alla specificità dell’economia siciliana e alla condizione insulare: gli autotrasportatori dell’Isola devono sostenere costi aggiuntivi per attraversare lo Stretto e raggiungere i principali mercati di destinazione, mentre una parte rilevante dell’economia regionale è legata alla produzione agricola e ortofrutticola.

Il Comitato avverte infine che, in assenza di risposte considerate adeguate, il blocco potrebbe non fermarsi alla mobilitazione prevista dal 16 al 20 ottobre, lasciando aperta la possibilità di ulteriori iniziative.

Scopri di più da Le Cronache Dei Siciliani

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere