Sarà eseguita l’8 ottobre al Policlinico di Catania l’autopsia sul corpo del 41enne morto nei giorni scorsi all’interno del centro polifunzionale della Polizia di Stato di via San Giuseppe La Rena, struttura che ospita anche il reparto prevenzione crimine “Sicilia”.
L’esame disposto dall’autorità giudiziaria rappresenta un passaggio centrale nell’inchiesta aperta dalla Procura di Catania per ricostruire quanto accaduto e, soprattutto, accertare le cause del decesso. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno raccogliendo gli elementi utili a ricostruire le fasi precedenti alla morte.
L’inseguimento dopo la fuga in scooter
La vicenda è iniziata quando il 41enne, alla guida di uno scooter, non si sarebbe fermato all’alt imposto dagli agenti. Ne sarebbe nato un inseguimento durante il quale l’uomo avrebbe percorso diverse strade anche contromano.
Dopo essere stato raggiunto e fermato, il 41enne è stato condotto negli uffici della struttura di via San Giuseppe La Rena. È proprio all’interno del centro polifunzionale che si è verificato il decesso, sulle cui circostanze sono ora in corso accertamenti.
La Procura ha disposto ulteriori verifiche per stabilire cosa sia accaduto durante le fasi successive al fermo e se vi siano elementi utili a spiegare il malore o l’evento che ha portato alla morte.
L’autopsia dovrà chiarire le cause della morte
L’esame autoptico dell’8 ottobre potrebbe fornire elementi determinanti per ricostruire le cause e la dinamica del decesso.
Parallelamente, la Squadra Mobile sta portando avanti gli accertamenti investigativi per ricostruire nel dettaglio i momenti che hanno preceduto la morte e verificare ogni circostanza rilevante ai fini dell’indagine.
Il 41enne aveva procedimenti penali in corso e una precedente condanna per rapina. Il suo passato giudiziario comprendeva anche un’inchiesta relativa a una serie di assalti contro istituti di credito in Piemonte.
Le indagini sulle rapine commesse nel Torinese
Nel 2016, mentre si trovava detenuto nel carcere di Caltanissetta per un altro procedimento, il 41enne era stato raggiunto da ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’indagine su sei rapine ai danni di banche di Torino e provincia.
Gli investigatori erano arrivati a lui e ad altri due presunti complici anche attraverso l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nelle banche prese di mira.
Secondo l’impostazione investigativa di allora, il gruppo sarebbe stato coinvolto in diversi colpi messi a segno tra il 2014 e il 2015.
I colpi alle banche tra Torino e provincia
Tra gli episodi contestati figurava una rapina avvenuta il 28 febbraio 2014 nella sede torinese della Banca Popolare di Novara. Un secondo assalto sarebbe stato compiuto il 4 agosto dello stesso anno nella filiale di Carmagnola dello stesso istituto.
L’attività investigativa aveva inoltre collegato il gruppo a una rapina del 31 ottobre 2014 ai danni della sede torinese della Banca d’Alba e ad altri due colpi, rispettivamente l’1 dicembre 2014 e il 20 gennaio 2015, in filiali torinesi di Banca Sella.
Il tentativo alla Banca Carige
Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori c’era anche un tentativo di rapina avvenuto il 16 gennaio 2015 nella sede torinese della Banca Carige.
In quell’occasione il piano sarebbe saltato dopo che il responsabile dell’istituto aveva avvertito i rapinatori della presenza di un sistema di videosorveglianza collegato direttamente con gli uffici della Questura. Di fronte al rischio di essere identificati, i malviventi avrebbero deciso di allontanarsi senza riuscire a portare via denaro.
Ora, però, l’attenzione degli investigatori è concentrata sulla vicenda di Catania e sulle circostanze che hanno preceduto la morte del 41enne. Saranno soprattutto l’autopsia e gli ulteriori accertamenti della Squadra Mobile a fornire elementi per chiarire quanto accaduto.

