Crollo di Pistunina, 4 mila metri cubi di macerie e un conto da oltre 3 milioni per la rimozione

Sono circa 4 mila i metri cubi di detriti ancora da gestire dopo il cedimento della palazzina del 30 luglio. Comune e Regione al lavoro per trovare le risorse necessarie alla bonifica e alla messa in sicurezza dell’area

Restano da affrontare i costi e le operazioni legate alla rimozione delle macerie della palazzina crollata il 30 luglio a Pistunina, nella zona sud di Messina. Per completare l’intervento servirebbero oltre 3 milioni di euro, una cifra che rende necessario individuare una soluzione finanziaria adeguata per consentire la prosecuzione delle attività.

Il crollo dell’edificio ha lasciato nell’area una quantità considerevole di materiale da rimuovere e smaltire. Le stime parlano di circa 4 mila metri cubi di macerie, composte da cemento, laterizi, ferro e altri materiali provenienti dalla struttura collassata.

Mentre proseguono gli accertamenti legati all’inchiesta sul crollo, sul fronte operativo si lavora quindi alla definizione del percorso necessario per liberare l’area, completare la messa in sicurezza e procedere alla bonifica.

Pistunina, il nodo delle risorse per lo smaltimento

Il problema principale riguarda in questa fase la copertura economica dell’intervento. La somma necessaria per movimentare, caratterizzare, trasportare e smaltire i materiali è infatti particolarmente elevata.

Una parte dei detriti è stata temporaneamente sistemata anche nell’area dei parcheggi dello stadio Franco Scoglio, in attesa che possano essere completate le procedure necessarie per la loro gestione e il successivo smaltimento.

Secondo quanto emerso, i proprietari dell’immobile non sarebbero in grado di sostenere autonomamente l’intero costo dell’operazione. Da qui la necessità di individuare risorse pubbliche e una soluzione condivisa per permettere agli interventi di andare avanti.

Comune e Regione cercano una soluzione

Per affrontare la questione è stata avviata un’interlocuzione tra il Comune di Messina e la Regione Siciliana. L’obiettivo è individuare le risorse necessarie per coprire un intervento che, considerata la quantità di materiale da trattare, richiede un impegno economico significativo.

La priorità è arrivare a una soluzione che consenta di completare tutte le fasi previste, evitando che la presenza delle macerie possa determinare ulteriori criticità nell’area interessata dal crollo.

Prima di procedere alla rimozione definitiva, sarà comunque necessario completare gli adempimenti tecnici e le procedure di caratterizzazione dei materiali, indispensabili per stabilire le modalità di gestione e smaltimento dei diversi componenti.

Dalla demolizione alla bonifica dell’area

Il percorso non riguarda soltanto l’allontanamento dei detriti. L’intervento dovrà comprendere anche la demolizione delle parti dell’edificio ancora interessate dal dissesto, le operazioni di bonifica e la successiva messa in sicurezza dell’intera zona.

Si tratta di attività che dovranno essere organizzate in modo coordinato, anche alla luce delle caratteristiche dell’area e della sua vicinanza a infrastrutture e zone sottoposte a una frequente presenza di persone.

Il recupero dello spazio rappresenta quindi un passaggio importante nel processo successivo al crollo della palazzina.

La vicinanza allo stadio Franco Scoglio

A rendere ancora più delicata la gestione dell’intervento è la posizione dell’area di Pistunina, collocata in prossimità dello stadio Franco Scoglio, struttura utilizzata per manifestazioni sportive e altri eventi.

La presenza di una grande quantità di materiale da rimuovere impone quindi particolare attenzione anche alla gestione della viabilità e alla sicurezza dell’area circostante.

Per il Comune resta dunque da sciogliere il nodo delle risorse: oltre 3 milioni di euro sono la stima necessaria per affrontare l’intero percorso di rimozione e smaltimento delle macerie. Parallelamente, proseguono gli accertamenti dell’autorità giudiziaria sulle cause e sulle eventuali responsabilità legate al crollo del 30 luglio.

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