Mafia e appalti, il Gip archivia l’inchiesta sulle stragi del ’92: “Nessuna prova sui mandanti”

Il Gip di Caltanissetta Santi Bologna ha accolto la richiesta della Procura e chiuso il procedimento contro ignoti. Il giudice: gli elementi raccolti non consentono di identificare soggetti ai quali attribuire un ruolo nelle stragi di Capaci e via D’Amelio

Il Gip del Tribunale di Caltanissetta Santi Bologna ha disposto l’archiviazione del procedimento sul cosiddetto filone “mafia e appalti”, uno degli approfondimenti investigativi sviluppati negli ultimi anni per ricostruire il contesto nel quale maturarono le stragi del 1992.

La decisione accoglie la richiesta presentata dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico. Il procedimento era stato aperto a carico di ignoti e mirava a verificare se il dossier sulle infiltrazioni mafiose nel settore degli appalti pubblici potesse essere collegato alla genesi degli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Nel provvedimento, il Gip rileva che gli elementi acquisiti non permettono di individuare persone da iscrivere nel registro degli indagati né di formulare una ragionevole previsione di condanna.

Il Gip: nessun elemento per individuare specifici responsabili

La decisione del giudice non mette in discussione il fatto che Falcone e Borsellino operarono in un contesto segnato da forti contrasti e difficoltà, ma sottolinea il limite probatorio emerso dall’attività investigativa.

Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento, l’analisi degli atti ha evidenziato il clima nel quale i due magistrati si trovarono a lavorare alla Procura di Palermo tra il 1990 e il 1992 e le differenti posizioni maturate all’interno dell’ufficio sul tema dei rapporti tra Cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici.

Questi elementi, tuttavia, non sarebbero stati sufficienti per identificare specifici magistrati o esponenti del mondo politico e imprenditoriale come concorrenti nelle stragi, né sul piano morale né su quello materiale.

È proprio questo il passaggio centrale della decisione: la ricostruzione del contesto storico e investigativo non si è tradotta in elementi probatori individualizzanti tali da consentire l’apertura di un procedimento penale nei confronti di persone determinate.

Il dossier mafia-appalti e le stragi del 1992

Il filone archiviato prende origine dal dossier elaborato dal Ros dei Carabinieri sulle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici.

L’ipotesi investigativa sviluppata dalla Procura di Caltanissetta negli ultimi anni aveva attribuito particolare importanza a quel materiale, valutandone il possibile collegamento con gli attentati di Capaci, del 23 maggio 1992, e di via D’Amelio, del 19 luglio dello stesso anno.

Nella strage di Capaci morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Meno di due mesi dopo, in via D’Amelio, furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

La Procura nissena aveva riaperto il filone tra il 2022 e il 2023 proprio per verificare se l’interesse di Falcone e Borsellino verso il dossier potesse avere avuto un ruolo nella maturazione degli attentati. La richiesta di archiviazione era stata presentata nell’aprile 2026.

Per via D’Amelio si era ipotizzata un’accelerazione

Uno degli aspetti esaminati dagli investigatori riguardava soprattutto la strage di via D’Amelio.

Secondo la ricostruzione investigativa sviluppata nel corso degli anni, l’interesse di Borsellino per il dossier mafia-appalti avrebbe potuto contribuire ad accelerare la decisione di eliminarlo.

L’archiviazione del procedimento contro ignoti significa però che, sulla base degli elementi raccolti in questo specifico filone, non sono emerse prove sufficienti per attribuire a persone determinate un ruolo nelle stragi.

La decisione riguarda dunque il procedimento oggetto della richiesta della Procura e non equivale alla chiusura di ogni attività investigativa sulle stragi del 1992. La stessa Procura di Caltanissetta ha infatti chiarito nei mesi scorsi che rimangono aperti altri filoni di indagine.

Restano aperti altri filoni sulle stragi

Il procedimento sul dossier mafia-appalti rappresentava infatti soltanto una delle piste analizzate per cercare di ricostruire il contesto delle stragi.

La Procura di Caltanissetta ha precisato che restano in corso accertamenti su altri possibili filoni, tra cui quelli relativi alla massoneria, ai servizi segreti deviati e alla cosiddetta pista nera, oltre agli approfondimenti sulla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino.

L’archiviazione decisa dal Gip chiude quindi il procedimento specifico sul rapporto tra mafia, appalti e stragi, ma lascia distinto il lavoro investigativo sugli altri aspetti ancora al vaglio della magistratura.

Dopo oltre trent’anni dagli attentati che costarono la vita a Falcone, Borsellino e agli uomini delle loro scorte, la ricerca degli elementi utili a ricostruire integralmente il contesto delle stragi prosegue dunque attraverso procedimenti e piste investigative differenti.

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