Fondi Ue 2028-2034, la Sicilia teme il ridimensionamento delle Regioni: nuovo piano per difendere le risorse

La nuova Politica di coesione europea potrebbe spostare il baricentro della programmazione verso i governi nazionali. Una nota del dipartimento Programmazione mette in guardia sull’incertezza relativa alla quota destinata alla Sicilia e propone di preparare in anticipo le priorità regionali

Il futuro della Politica di coesione europea potrebbe modificare profondamente il rapporto tra Bruxelles, governi nazionali e Regioni nella gestione dei finanziamenti comunitari. È questo uno dei principali interrogativi che accompagnano la preparazione del nuovo ciclo di programmazione 2028-2034, con la Sicilia che si sta muovendo per definire in anticipo le proprie priorità e tutelare il peso del territorio nella futura distribuzione delle risorse.

Il quadro in discussione a livello europeo prevede infatti un possibile cambio di impostazione rispetto al passato, con una maggiore centralità degli Stati membri nella programmazione dei fondi. Le risorse delle diverse politiche europee potrebbero confluire all’interno di un unico piano nazionale, successivamente articolato in componenti territoriali e settoriali.

Uno scenario che, se confermato, renderebbe particolarmente importante il confronto tra governo nazionale e amministrazioni regionali nella fase di definizione delle priorità e della successiva ripartizione dei finanziamenti.

La nuova architettura dei fondi europei

A fare il punto sulla situazione è una nota trasmessa lo scorso 7 settembre dal dirigente generale del dipartimento Programmazione della Regione Siciliana, Vincenzo Falgares, al presidente della Regione Renato Schifani.

Il documento analizza gli sviluppi del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea e sottolinea la necessità di avviare rapidamente un confronto interno alla Regione per individuare gli interventi e i settori sui quali concentrare le future risorse.

Tra le ipotesi sul tavolo europeo figura la creazione di un Fondo unico destinato a riunire diverse politiche: dalla coesione economica, sociale e territoriale all’agricoltura e alla pesca, fino agli interventi legati alla prosperità e alla sicurezza.

La nuova impostazione prevederebbe quindi un piano unitario presentato da ciascuno Stato membro, all’interno del quale potrebbero essere individuati specifici capitoli nazionali, regionali o settoriali.

Un altro elemento destinato a incidere sulla gestione dei finanziamenti riguarda il sistema di erogazione: le risorse potrebbero essere legate al raggiungimento di milestone e target concordati con la Commissione europea, secondo un meccanismo che presenta evidenti analogie con quello già sperimentato dall’Italia attraverso il Pnrr.

Sicilia, ancora incerta la quota dei finanziamenti

È proprio sul possibile ruolo delle Regioni che si concentra una delle principali preoccupazioni contenute nella relazione inviata a Schifani.

Secondo l’analisi del dipartimento Programmazione, la proposta europea stabilirebbe una quota minima destinata alle regioni meno sviluppate, ma non consentirebbe ancora di conoscere con precisione quale sarà la dotazione assegnata a ciascun territorio nel periodo 2028-2034.

Per la Sicilia, dunque, la quantità di risorse disponibili non è ancora quantificabile. La cifra dipenderà sia dall’esito del negoziato europeo sia dalle successive decisioni assunte a livello nazionale.

È questo uno dei nodi più delicati per l’Isola, che dovrà confrontarsi con un modello nel quale la definizione delle risorse territoriali potrebbe avvenire soltanto dopo un passaggio attraverso la programmazione nazionale.

Il confronto con il governo resta fermo

Il tema non è nuovo. Le Regioni e le Province autonome discutono da tempo dell’evoluzione della Politica di coesione e della necessità di avere un ruolo nella costruzione del futuro piano.

Un momento di confronto con il governo nazionale si è svolto lo scorso 13 maggio, quando il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ha incontrato l’esecutivo per affrontare proprio la questione.

Secondo quanto riportato nella nota regionale, però, dopo quell’incontro non sarebbero seguite ulteriori interlocuzioni strutturate. Le Regioni, inoltre, non avrebbero ricevuto informazioni sufficienti sull’evoluzione del negoziato europeo, sulle scelte che il governo italiano intende assumere e sulle modalità con cui gli enti territoriali saranno coinvolti nella costruzione del futuro piano.

Anche il confronto sviluppato a giugno in sede di Comitato dell’accordo di partenariato non avrebbe fornito elementi operativi sufficienti per delineare un percorso condiviso.

La Sicilia prepara le proprie priorità

Di fronte all’incertezza sul quadro definitivo, la Regione Siciliana ha deciso di procedere comunque con la costruzione di una propria proposta.

L’obiettivo indicato dal dipartimento Programmazione è arrivare entro ottobre a una prima versione del capitolo regionale destinato alla Sicilia, da sottoporre successivamente agli organismi istituzionali e da aggiornare sulla base dell’evoluzione delle trattative a Bruxelles e delle indicazioni provenienti dal governo nazionale.

Il lavoro partirà dagli ambiti oggi finanziati attraverso Fesr e Fse+, con l’intenzione di mettere in relazione le esigenze economiche, sociali e territoriali dell’Isola.

La programmazione dovrà inoltre tenere conto delle altre politiche che potrebbero confluire nel futuro piano, comprese quelle relative all’agricoltura, allo sviluppo rurale e alla pesca, nel rispetto delle competenze dei diversi assessorati e degli eventuali percorsi di confronto già avviati.

Un cronoprogramma in nove passaggi

Per accompagnare questo percorso è stato predisposto anche un cronoprogramma articolato in nove fasi, che prevede un coinvolgimento progressivo delle strutture amministrative e degli organi politici della Regione.

Il percorso dovrebbe portare alla predisposizione di una proposta tecnica da sottoporre successivamente al presidente Schifani e agli assessori regionali competenti.

L’obiettivo è arrivare al momento delle decisioni con un quadro già definito delle necessità della Sicilia, evitando che l’incertezza sulla futura architettura dei fondi europei lasci il territorio senza una propria piattaforma di priorità.

Dalle imprese alle università: parte il confronto con il territorio

La Regione ha previsto anche il coinvolgimento diretto dei soggetti interessati dalla futura programmazione.

È stato infatti predisposto un questionario rivolto agli stakeholder del territorio, dalle imprese agli enti locali, passando per il Terzo settore e le Università.

Attraverso le risposte raccolte, l’amministrazione punta a individuare i fabbisogni principali della Sicilia, gli ambiti nei quali concentrare gli investimenti e gli obiettivi da raggiungere nel periodo 2028-2034.

Il quadro europeo è ancora in fase di definizione e molti degli elementi decisivi dovranno essere stabiliti attraverso il negoziato tra Commissione europea e Stati membri. Per la Sicilia, tuttavia, la fase preparatoria è già iniziata: il prossimo passaggio sarà trasformare le esigenze del territorio in una proposta regionale da portare al tavolo della futura programmazione nazionale ed europea.

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