Furto delle opere di Antonello da Messina, spunta l’ipotesi di una donna nella banda

Gli investigatori analizzano le immagini delle telecamere e gli oggetti recuperati dopo il colpo di Ferragosto. Una figura dalla corporatura esile e con uno zaino sulle spalle potrebbe appartenere al gruppo, ma l’identificazione è ancora da verificare

A diverse settimane dal furto delle opere di Antonello da Messina, le indagini proseguono nel massimo riserbo per ricostruire la composizione della banda e individuare i responsabili del colpo.

Tra gli elementi recentemente esaminati dagli investigatori ci sarebbero alcune immagini degli impianti di videosorveglianza, nelle quali compare una persona dalla corporatura particolarmente esile. La figura indossa un casco e porta sulle spalle uno zainetto di stoffa.

Proprio queste caratteristiche hanno portato gli investigatori a prendere in considerazione anche la possibile presenza di una donna all’interno del gruppo, ipotesi riportata da Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia e che dovrà essere verificata attraverso ulteriori accertamenti.

Il dettaglio dell’abbigliamento

Le immagini non consentirebbero, allo stato attuale, di identificare con certezza la persona ripresa. A rendere più complessa l’analisi ci sarebbero anche alcuni accorgimenti adottati dai presunti autori del furto per rendersi meno riconoscibili.

Uno dei soggetti immortalati dalle telecamere avrebbe infatti indossato un casco jet, mentre una maglietta scura sarebbe stata utilizzata per coprirne alcuni elementi distintivi. Un particolare della parte anteriore dell’indumento sarebbe stato analizzato dagli investigatori anche per le caratteristiche della sagoma visibile nelle immagini.

Si tratta, tuttavia, di elementi che non consentono al momento di stabilire l’identità della persona né il suo ruolo all’interno del gruppo.

Una maglietta recuperata durante la fuga

Un altro possibile elemento utile alle indagini riguarda una maglietta scura abbandonata durante la fuga.

Secondo quanto emerso, l’indumento sarebbe stato utilizzato da uno dei componenti della banda per rendere meno riconoscibile il casco e sarebbe poi rimasto sul percorso seguito dai ladri.

Il reperto è stato acquisito dagli investigatori e potrà essere sottoposto ad accertamenti tecnici, alla ricerca di eventuali tracce o altri elementi che possano contribuire alla ricostruzione dell’azione.

Gli autori del colpo avrebbero utilizzato almeno due diversi tipi di casco, uno integrale e uno jet, nel tentativo di rendere più difficile la loro identificazione.

L’inchiesta coordinata dalla Procura di Messina

Sul furto indaga la Procura della Repubblica di Messina, con il procuratore Antonio D’Amato e i sostituti Maria Di Mulo e Massimo Trifirò.

Le attività investigative sono affidate alla Squadra Mobile e ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, con il coinvolgimento anche di personale specializzato proveniente da Roma.

Gli accertamenti procedono su più livelli: dall’analisi dei filmati alla ricostruzione degli spostamenti dei presunti autori, passando per l’esame degli oggetti recuperati e per la verifica delle modalità con cui la banda è riuscita ad accedere alla struttura.

Il sistema di sicurezza del museo

Tra gli aspetti che gli investigatori stanno cercando di chiarire c’è anche quello relativo al sistema di allarme del museo.

Dalle verifiche finora emerse, il sistema sarebbe risultato attivo nelle sue diverse componenti, fatta eccezione per quella relativa proprio al punto di accesso utilizzato dai ladri per entrare nella struttura.

Il particolare viene approfondito per comprendere se si sia trattato di una circostanza casuale o di un elemento collegato alla preparazione del furto. Gli accertamenti potrebbero inoltre contribuire a stabilire se chi ha organizzato il colpo disponesse di informazioni specifiche sull’edificio e sui suoi sistemi di protezione.

La caccia alla banda continua

L’indagine resta quindi aperta e gli investigatori stanno mettendo insieme diversi tasselli per arrivare all’identificazione dei responsabili. Filmati, reperti, abbigliamento utilizzato durante il colpo e sistema di sicurezza sono tutti elementi al centro degli approfondimenti.

La possibile presenza di una donna rappresenta, allo stato attuale, una pista investigativa e non un elemento accertato. Saranno gli ulteriori riscontri tecnici e investigativi a stabilire se la persona immortalata dalle telecamere facesse effettivamente parte del gruppo.

Nel frattempo prosegue anche l’attività finalizzata a ricostruire nei dettagli il furto e, soprattutto, a individuare i responsabili e recuperare le opere sottratte.

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