Il petrolio kuwaitiano portato di nascosto da Milazzo in Israele: il viaggio della Blue Rose verso Haifa

La petroliera Blue Rose è partita dalla Raffineria di Milazzo con destinazione ufficiale Port Said, ma pochi giorni dopo ha spento il sistema di localizzazione mentre si trovava a poco più di 20 miglia nautiche da Haifa. Q8 Italia conferma la vendita del carico, ma sostiene di non avere responsabilità sulla rotta seguita dalla nave…

È partita domenica 13 settembre dalla Raffineria di Milazzo, nel Messinese, la petroliera Blue Rose, con un carico di prodotti petroliferi e una destinazione ufficialmente indicata nei documenti di navigazione: Port Said, in Egitto.

La rotta della nave ha però assunto un’altra direzione nei giorni successivi. Il 17 settembre la Blue Rose ha infatti interrotto la trasmissione del sistema AIS, il dispositivo che consente di monitorare posizione, velocità e direzione delle imbarcazioni.

L’ultima rilevazione disponibile la collocava a poco più di 20 miglia nautiche da Haifa, lungo la costa israeliana. Alle 21.40 UTC la nave risultava navigare a circa 11,8 nodi con una rotta di 96 gradi, cioè verso est e nella direzione del porto israeliano.

Da quel momento il tracciamento si interrompe.

Il mistero della rotta verso Haifa

Non esiste una prova pubblica che consenta di affermare con certezza che il carico imbarcato a Milazzo sia stato scaricato a Haifa. Ma la posizione raggiunta dalla Blue Rose prima dell’interruzione dell’AIS e la direzione di navigazione hanno alimentato i sospetti sulla reale destinazione della fornitura.

La nave, infatti, almeno fino al 17 settembre, non risulta aver raggiunto Port Said, che rappresentava la destinazione dichiarata. Il passaggio davanti alla costa israeliana, seguito dalla perdita del segnale, rende quindi particolarmente significativo il viaggio della petroliera.

La domanda al centro della vicenda è dunque semplice: dove è finito il prodotto caricato a Milazzo?

Una nave già osservata nel porto israeliano

La Blue Rose non sarebbe una presenza occasionale nel Mediterraneo orientale. La petroliera, di proprietà di una società olandese e battente bandiera delle Isole Marshall, sarebbe stata fotografata in precedenti occasioni nel porto di Haifa.

Secondo le ricostruzioni disponibili, la nave sarebbe stata inoltre utilizzata dal Bazan Group, principale gruppo israeliano attivo nella raffinazione e nella commercializzazione di prodotti petroliferi, con attività che comprendono anche forniture destinate alle forze armate israeliane.

Elementi che, presi singolarmente, non dimostrano la destinazione del carico partito da Milazzo, ma che contribuiscono a rendere il viaggio della Blue Rose particolarmente rilevante.

I sospetti sulla cosiddetta flotta fantasma russa

Un ulteriore elemento riguarda la storia della stessa petroliera. La Blue Rose è stata indicata in passato tra le navi sospettate di essere riconducibili alle cosiddette “flotte fantasma”, il sistema di imbarcazioni utilizzato per movimentare petrolio russo nonostante le sanzioni internazionali.

Si tratta di un contesto che ha portato negli ultimi anni diverse organizzazioni e gruppi investigativi a monitorare le rotte delle petroliere che cambiano destinazione, interrompono la trasmissione AIS o effettuano operazioni difficili da ricostruire attraverso i normali sistemi di tracciamento.

Anche in questo caso, però, il riferimento a precedenti sospetti sulla nave non costituisce di per sé la prova di un illecito relativo al viaggio partito da Milazzo.

Q8 Italia conferma la vendita del prodotto

Sul coinvolgimento della raffineria siciliana è intervenuta direttamente Q8 Italia, che ha confermato di aver venduto il prodotto successivamente caricato sulla Blue Rose.

La società ha però precisato che l’operazione è stata effettuata secondo una formula Fob, Free On Board. In sostanza, Q8 Italia sostiene di essere responsabile della consegna della merce a bordo della nave nel porto di partenza e della predisposizione della documentazione doganale necessaria per la destinazione dichiarata.

Dopo il caricamento, secondo la ricostruzione fornita dalla compagnia, la nave non sarebbe più sotto la responsabilità di Q8 Italia, che non avrebbe quindi titolo per conoscere o controllare il successivo percorso dell’imbarcazione.

La società ha inoltre indicato Port Said come porto di arrivo previsto, ma non ha fornito informazioni sull’acquirente finale né sulla natura precisa del prodotto trasportato.

Eni: “Attività e carico di terzi”

La Raffineria di Milazzo è una joint venture partecipata in parti uguali da Eni e Q8. Dallo stabilimento siciliano escono diversi prodotti petroliferi, tra cui benzina, diesel e carburante per aviazione.

Interpellata sul caso, Eni ha precisato di non essere direttamente coinvolta nella specifica operazione commerciale, definendola “attività e carico di terzi”.

Il rapporto commerciale con la Blue Rose, dunque, viene ricondotto da Q8 Italia alla propria attività di vendita, mentre la compagnia petrolifera italiana sottolinea di non avere responsabilità sulla navigazione della nave una volta completato il caricamento.

Non è il primo caso di petroliere dirette verso Israele

La vicenda della Blue Rose si inserisce in un quadro più ampio di trasporti energetici dall’Italia verso Israele già finiti sotto osservazione.

Nei mesi scorsi altre inchieste giornalistiche e ambientaliste hanno ricostruito il percorso di carichi partiti da porti italiani come Taranto e Priolo, ufficialmente diretti verso altri scali del Mediterraneo.

In alcuni casi, secondo le ricostruzioni pubblicate, erano coinvolte anche grandi compagnie internazionali del settore energetico, mentre il prodotto proveniva da impianti italiani.

Le forniture di carburanti a Israele non sono vietate dalla normativa italiana o europea e Israele non è sottoposto allo stesso regime sanzionatorio applicato, per esempio, a Russia e Iran. Il tema è però diventato oggetto di crescente attenzione da parte di organizzazioni che contestano la possibilità che i combustibili forniti possano essere utilizzati anche nell’ambito delle operazioni militari israeliane.

La segnalazione dei gruppi che monitorano i traffici

A portare l’attenzione sulla Blue Rose sono stati anche Giovani Palestinesi d’Italia, Palestinian Youth Movement e People’s Embargo for Palestine, gruppi che monitorano i traffici energetici destinati a Israele e contestano le forniture di carburante considerate funzionali alle operazioni militari.

Le organizzazioni hanno seguito la partenza della nave da Milazzo e la successiva rotta nel Mediterraneo, concentrandosi in particolare sull’interruzione del segnale AIS avvenuta nelle acque davanti a Haifa.

Il punto ancora da chiarire: dove è stato scaricato il carico?

La ricostruzione lascia quindi aperto il principale interrogativo: la Blue Rose ha effettivamente consegnato a Haifa il prodotto caricato a Milazzo?

Al momento non c’è una prova pubblica definitiva che consenta di affermarlo. Ci sono però diversi elementi che rendono la questione meritevole di approfondimento: la destinazione dichiarata di Port Said, la presenza della nave davanti a Haifa, la rotta orientata verso il porto israeliano e la successiva interruzione dell’AIS.

Q8 Italia sostiene di aver concluso la propria responsabilità con la consegna Fob nel porto di Milazzo e ribadisce di non avere informazioni sul percorso successivo della nave.

Resta quindi da ricostruire cosa sia accaduto alla Blue Rose dopo l’ultima posizione tracciata il 17 settembre e, soprattutto, dove sia stato effettivamente consegnato il carico partito dalla Sicilia.

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