Fondazione Lucifero di Milazzo, nuovo Cda a tre: mancano ancora due nomine

L’assessora regionale Nunzia Albano ha ricostituito il Consiglio di amministrazione senza attendere le designazioni della Curia e della Corte d’Appello. Nominati Salvatore Gitto, Simona Milio e il commissario uscente Francesco Mangano. Sullo sfondo resta l’emergenza finanziaria: i debiti sfiorano i 2,5 milioni di euro

La Fondazione Lucifero di Milazzo torna verso una gestione ordinaria, ma lo fa con un Consiglio di amministrazione ancora incompleto. L’assessora regionale alla Famiglia, Nunzia Albano, ha infatti firmato il decreto con cui viene ricostituito il Cda della storica Ipab milazzese, scegliendo di procedere anche senza attendere le designazioni di tutti i componenti previste dallo Statuto.

Il nuovo organismo, almeno per il momento, sarà composto da tre membri su cinque. Nel provvedimento regionale viene infatti stabilito che i due posti ancora vacanti saranno assegnati successivamente, una volta completate le procedure di competenza dell’Arcidiocesi di Messina e della Corte d’Appello.

I tre componenti del nuovo Consiglio di amministrazione

A entrare nel nuovo Cda sono Salvatore Gitto, indicato dal sindaco di Milazzo, Simona Milio, designata dall’Ufficio scolastico provinciale, e Francesco Mangano, il commissario che ha guidato la Fondazione durante la lunga fase straordinaria.

La scelta della Regione consente quindi di superare la gestione commissariale che si era protratta per oltre due anni, ma lascia aperta la questione della composizione definitiva dell’organo di governo.

Mangano era stato nominato commissario straordinario nell’agosto del 2024 e il suo incarico era stato successivamente prorogato in più occasioni. Con il nuovo decreto, la Regione ha deciso di avviare formalmente il ritorno alla gestione ordinaria, prevedendo però l’integrazione successiva del Consiglio.

Il nodo istituzionale del Cda incompleto

È proprio la scelta di procedere con un organismo composto da tre membri, anziché attendere la nomina dei cinque componenti previsti, a rappresentare l’aspetto più delicato del provvedimento.

Il decreto regionale richiama l’articolo 8 della legge regionale numero 5 del 1978, utilizzato come base giuridica per consentire l’insediamento del Consiglio e la successiva integrazione dell’organismo. Una soluzione che permette di non prolungare ulteriormente la fase commissariale, ma che apre inevitabilmente alcuni interrogativi sulla piena operatività del nuovo Cda.

Il primo riguarda la possibilità che il Consiglio, pur essendo composto soltanto da tre membri, possa procedere all’elezione del nuovo presidente della Fondazione. Un passaggio che appare particolarmente rilevante per dare una governance stabile all’ente e avviare le decisioni necessarie sul futuro della struttura.

Attesa per le nomine della Curia e della Corte d’Appello

La partita ora si sposta sulle due designazioni mancanti. Toccherà infatti all’Arcidiocesi di Messina e alla Corte d’Appello individuare i componenti destinati a completare il Consiglio di amministrazione.

Il Servizio 9/IPAB dell’assessorato regionale aveva già invitato nel mese di giugno gli organi competenti a procedere con le rispettive designazioni. L’auspicio, dunque, è che le procedure possano concludersi rapidamente, così da consentire alla Fondazione di disporre quanto prima di un Cda nella composizione prevista dallo Statuto.

Nel frattempo, i tre componenti già nominati dovranno comunque affrontare una situazione particolarmente complessa, che va ben oltre gli aspetti formali legati alla governance.

La Fondazione Lucifero alle prese con debiti per quasi 2,5 milioni

Il nuovo Consiglio si insedia infatti mentre sulla Fondazione Lucifero pesa una situazione economica estremamente delicata. Dalla relazione predisposta dal commissario Francesco Mangano emerge una massa debitoria che sfiora i 2,5 milioni di euro, con il rischio di arrivare a una situazione di dissesto.

Proprio Mangano, nella sua relazione, ha evidenziato la necessità di intervenire rapidamente sulla gestione finanziaria dell’ente. L’ipotesi di dissesto, secondo quanto riportato nel documento, potrebbe essere scongiurata soltanto attraverso una strategia fondata su una gestione rigorosa delle uscite e su un intervento capace di aumentare e diversificare le entrate.

“L’ipotesi di dissesto può essere evitata soltanto attraverso una gestione oculata e professionale della spesa, il ricorso a transazioni e una diversificazione delle entrate”, ha scritto il commissario.

Un patrimonio importante, ma difficile da trasformare in reddito

La situazione appare ancora più complessa considerando la consistenza del patrimonio della Fondazione. L’ente dispone infatti di un patrimonio significativo, ma una parte rilevante di questo patrimonio non riesce attualmente a produrre entrate sufficienti e stabili per sostenere l’equilibrio finanziario della struttura.

È questo uno dei principali problemi che il nuovo Cda sarà chiamato ad affrontare. La sfida non sarà quindi soltanto quella di completare la governance, ma soprattutto di individuare un modello di gestione capace di valorizzare il patrimonio esistente, contenere i costi e creare nuove fonti di reddito.

La ricostituzione del Consiglio rappresenta dunque un passaggio importante per la Fondazione Lucifero di Milazzo, ma il ritorno alla gestione ordinaria coincide con una fase estremamente delicata. Prima ancora di programmare il futuro dell’ente, il nuovo Cda dovrà confrontarsi con una situazione finanziaria che richiede decisioni rapide, una strategia di risanamento e il completamento della squadra di governo.

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