Valter Lavitola avrebbe confermato davanti al giudice l’impianto accusatorio della Procura, assumendosi la responsabilità di essere il mandante dell’attentato contestato dagli inquirenti. A riferirlo è il suo avvocato, Sergio Cola, al termine dell’interrogatorio di garanzia svolto nel carcere romano di Rebibbia.
Secondo la ricostruzione fornita dal difensore, la decisione sarebbe maturata con l’intenzione di tutelare Sigfrido Ranucci, che Lavitola avrebbe ritenuto esposto a possibili aggressioni.
«Ha sostenuto di aver agito per tutelare l’incolumità di Ranucci», ha spiegato il legale, aggiungendo che il suo assistito sarebbe stato convinto della necessità di rafforzare le misure di protezione destinate al giornalista.
Una versione che ora dovrà essere valutata nell’ambito dell’inchiesta e confrontata con gli altri elementi raccolti dagli investigatori e dalla Procura.
Ranucci: «La storia italiana uccide i suoi uomini migliori per eccesso di chiarezza»
Sul caso è intervenuto anche Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, con una riflessione pubblicata sui social.
Ranucci ha collegato la vicenda alla lunga storia italiana di giornalisti, magistrati e uomini delle istituzioni rimasti vittime della violenza mentre cercavano di portare alla luce vicende delicate.
Nel suo intervento, il giornalista ha richiamato le figure di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sostenendo che il filo conduttore non sarebbe la debolezza, ma la capacità di vedere e raccontare con chiarezza ciò che accade.
Secondo Ranucci, nella storia italiana gli uomini più esposti non sarebbero stati colpiti soltanto per ciò che sapevano, ma soprattutto per la scelta di rendere pubbliche verità considerate scomode.
L’inchiesta e i prossimi passaggi
Le dichiarazioni rese da Lavitola rappresentano ora un elemento destinato a essere esaminato attentamente dagli inquirenti. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire dinamica, motivazioni e responsabilità legate all’attentato.
Al centro dell’indagine resta dunque anche la spiegazione fornita dall’indagato, secondo cui l’azione sarebbe stata compiuta con l’intento di aumentare la protezione di Ranucci. Una ricostruzione che dovrà essere verificata alla luce dell’intero quadro investigativo.

