Ucraina, raid russo su Kyiv: 17 morti e 44 feriti. Trump avrebbe negato nuovi missili Patriot a Zelensky

Il presidente ucraino denuncia un massiccio attacco con missili e droni sulla regione della capitale. Secondo il Financial Times, il presidente americano avrebbe respinto la richiesta di ulteriori intercettori per i sistemi di difesa aerea

Un nuovo pesante attacco russo ha colpito nella notte la regione di Kyiv, provocando almeno 17 morti e 44 feriti. Il bilancio, secondo quanto riferito dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, potrebbe ancora aumentare mentre proseguono le operazioni di soccorso e gli accertamenti nelle aree colpite.

Secondo il leader di Kiev, l’offensiva russa è stata condotta con un massiccio impiego di armamenti: 24 missili balistici, 4 missili Zircon/Oniks e 115 droni sarebbero stati lanciati contro diversi obiettivi nella regione.

Zelensky: “Colpite strutture civili”

Il presidente ucraino ha accusato Mosca di aver colpito principalmente infrastrutture senza valore militare.

Tra gli obiettivi danneggiati, secondo Zelensky, ci sarebbero stati magazzini di aziende civili, strutture logistiche, infrastrutture e una stazione ferroviaria. Il leader ucraino ha sottolineato che tra i siti colpiti figurerebbero anche un’azienda produttrice di birra e depositi di materiali da costruzione.

“Queste strutture non avevano nulla a che fare con la guerra”, ha affermato Zelensky, tornando a chiedere un rafforzamento dei sistemi di difesa aerea per proteggere città e infrastrutture.

Trump avrebbe respinto la richiesta di nuovi Patriot

Nel frattempo, sul fronte degli aiuti militari americani, emergono nuove indiscrezioni sui rapporti tra Washington e Kyiv.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, rilanciato dai media ucraini, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe rifiutato una richiesta personale di Zelensky per la fornitura di nuovi missili intercettori destinati ai sistemi Patriot.

La richiesta sarebbe stata avanzata durante l’incontro tra i due leader alla Casa Bianca il 28 luglio. Secondo fonti citate dal quotidiano britannico, Trump avrebbe motivato la decisione con la necessità di preservare le scorte disponibili negli Stati Uniti.

La priorità americana al Medio Oriente

Sempre secondo il Financial Times, il presidente americano avrebbe spiegato che gli intercettori Patriot sono necessari anche per proteggere installazioni statunitensi in Medio Oriente e nei Paesi del Golfo, in relazione alle tensioni e al conflitto con l’Iran.

Trump avrebbe inoltre mostrato prudenza sulla possibilità di autorizzare la produzione su licenza dei sistemi Patriot direttamente in Ucraina, un’ipotesi sostenuta da Kyiv per aumentare la capacità di difesa del Paese.

La questione della fornitura di armi resta quindi uno dei principali nodi nei rapporti tra Washington e Kyiv, mentre l’Ucraina continua a chiedere maggiori strumenti per fronteggiare gli attacchi russi.

Scopri di più da Le Cronache Dei Siciliani

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere