Trump: “Accordo su Hormuz possibile entro mercoledì”, Iran e Oman trattano per riaprire lo Stretto

Il presidente americano parla di “grandi progressi” nei negoziati per consentire il ritorno del traffico commerciale nel passaggio strategico. Sul tavolo anche la ripresa del dialogo tra Washington e Teheran sul nucleare

WASHINGTON DC – La crisi sullo Stretto di Hormuz potrebbe entrare in una nuova fase. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che un’intesa per consentire la ripresa della navigazione commerciale nello snodo marittimo potrebbe arrivare già nelle prossime ore, dopo i progressi registrati nei colloqui tra Iran e Oman.

“Potrebbe succedere domani o il giorno dopo. Sono stati fatti molti progressi”, ha detto Trump ai giornalisti durante uno spostamento in California, rispondendo alle domande su una possibile riapertura dello stretto.

L’area è diventata uno dei principali fronti della crisi dopo l’inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La chiusura di fatto del passaggio ha avuto ripercussioni sui mercati internazionali, considerando che attraverso Hormuz transitava una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio e gas.

La bozza dell’accordo tra Iran e Oman

Secondo fonti regionali i negoziatori iraniani e omaniti avrebbero già definito una bozza di accordo per riaprire lo Stretto di Hormuz, in attesa del via libera finale della leadership iraniana.

L’intesa, sempre secondo le stesse fonti, avrebbe carattere temporaneo e sarebbe collegata agli accordi raggiunti nei mesi scorsi tra Washington e Teheran per fermare le ostilità e ripristinare la libera circolazione marittima, poi falliti con la ripresa degli attacchi.

Il possibile compromesso prevederebbe un sistema di transito regolato per le navi commerciali, con percorsi differenziati e contributi destinati alla sicurezza della navigazione e alla tutela ambientale.

Trump contrario a qualsiasi controllo iraniano sullo Stretto

La Casa Bianca ha però ribadito più volte che non accetterà soluzioni che attribuiscano all’Iran il controllo dello Stretto di Hormuz, considerato una via d’acqua internazionale.

Trump ha inoltre espresso contrarietà all’ipotesi di eventuali pedaggi imposti da Teheran sul passaggio delle navi commerciali. “Non lascerò che facciano pagare”, ha dichiarato il presidente americano, minacciando conseguenze nei confronti di chiunque dovesse introdurre tariffe sul transito.

Intanto i mercati hanno reagito alle prospettive di un accordo: il prezzo del petrolio è inizialmente sceso sulla speranza di una normalizzazione dei traffici, per poi risalire successivamente. Il Brent si è mantenuto comunque sotto i livelli raggiunti nelle fasi più acute della crisi.

Resta alta la tensione nel Mar Rosso

Mentre aumentano le possibilità di un’intesa su Hormuz, la situazione resta instabile in altre aree strategiche del Medio Oriente.

I ribelli Houthi dello Yemen hanno rivendicato un attacco contro una petroliera saudita nel Mar Rosso, affermando di aver lanciato missili contro la nave Wafa. Riyadh non ha fornito al momento una conferma ufficiale dell’episodio.

Nei giorni precedenti, una nave commerciale battente bandiera indiana era affondata al largo delle coste yemenite dopo essere stata colpita da un’imbarcazione carica di esplosivo. L’equipaggio era stato tratto in salvo.

Anche nello Stretto di Hormuz è stato segnalato un nuovo incidente: una nave mercantile ha comunicato di essere stata colpita da un oggetto non identificato vicino alle coste dell’Oman. Non sono stati segnalati feriti né danni gravi.

Pressioni anche sul fronte Libano e Iran

La crisi regionale coinvolge anche il fronte libanese. Il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah resta fragile dopo nuovi episodi di tensione nel sud del Libano.

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di alcuni residenti del villaggio di Mansouri, accusando Hezbollah di aver violato l’accordo di tregua. Successivamente Israele ha annunciato operazioni mirate contro obiettivi nel sud del Paese.

Sul fronte interno iraniano, intanto, il capo dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani Volker Türk ha denunciato un aumento delle esecuzioni capitali in Iran negli ultimi mesi.

Secondo Türk, almeno 56 persone sarebbero state giustiziate dal 19 marzo, alcune in procedimenti legati alle proteste antigovernative. Il rappresentante delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per il rispetto delle garanzie processuali e per il ricorso alla pena di morte come strumento di repressione del dissenso.

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