Difesa ed energia, l’Italia chiede all’Ue più flessibilità: Giorgetti annuncia un piano da 1,5% del Pil

Il ministro dell’Economia alla Camera illustra la richiesta di attivazione della clausola nazionale prevista dalle regole europee. Gli spazi di bilancio serviranno a rafforzare sicurezza energetica e capacità di difesa fino al 2028

L’Italia si prepara a chiedere all’Unione Europea maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio per finanziare interventi legati alla sicurezza energetica e alla difesa. Ad annunciarlo è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, intervenuto alla Camera sulla procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista dalle nuove regole europee.

La misura nasce dalla possibilità concessa dalla Commissione europea dopo l’aggressione russa all’Ucraina e dal conseguente aumento delle esigenze di sicurezza dei Paesi membri. Gli Stati potranno utilizzare margini aggiuntivi di spesa tra il 2025 e il 2028, purché siano destinati a un incremento effettivo degli investimenti nei settori indicati.

Il piano italiano: più risorse per difesa ed energia

Secondo quanto spiegato da Giorgetti, il governo intende presentare alla Commissione europea un programma che prevede, nel periodo considerato, un aumento della spesa pari a circa lo 0,9% del Pil per la sicurezza e la difesa e allo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica.

La flessibilità complessiva concessa dalle istituzioni europee può arrivare fino all’1,5% del Pil annuo nel quadriennio 2025-2028.

Le risorse potranno essere utilizzate esclusivamente per misure strutturali, con l’obiettivo di rafforzare la capacità di risposta dei Paesi europei. Restano invece escluse misure temporanee come interventi per ridurre nell’immediato il costo dei carburanti o sussidi destinati ai prodotti energetici fossili.

La richiesta alla Commissione entro agosto

Il ministro ha spiegato che gli Stati interessati dovranno comunicare alla Commissione europea l’intenzione di utilizzare questi margini entro la metà di agosto 2026.

La richiesta dovrà contenere una prima indicazione degli interventi previsti e una stima dei costi. Successivamente il piano potrà essere aggiornato, con l’obbligo per i governi di fornire informazioni periodiche sull’attuazione delle misure.

Il monitoraggio sarà effettuato attraverso comunicazioni alla Commissione previste due volte l’anno, ad aprile e ottobre, così da consentire una valutazione dell’impatto sui conti pubblici.

Giorgetti: “La sicurezza non riguarda solo la dimensione militare”

Nel corso del dibattito alla Camera, Giorgetti ha sottolineato come il concetto di sicurezza nazionale debba essere interpretato in senso più ampio rispetto alla sola componente militare.

Secondo il ministro, anche economia e approvvigionamenti energetici rappresentano strumenti strategici nel contesto internazionale attuale. L’Italia, ha ricordato, ha progressivamente eliminato la dipendenza dal gas russo, affrontando però costi e nuove esigenze legate alla sicurezza delle forniture.

“Non siamo qui se non ci fossero state due guerre con conseguenze importanti anche sui bilanci pubblici”, ha spiegato Giorgetti, evidenziando la necessità di mantenere comunque la sostenibilità della finanza pubblica nel lungo periodo.

Il nodo dei finanziamenti europei

Il ministro ha citato anche il programma Safe, uno degli strumenti messi a disposizione dalla Commissione europea per sostenere gli investimenti nel settore della sicurezza.

Secondo Giorgetti, si tratta di un’opportunità potenzialmente vantaggiosa, ma che dovrà essere valutata attentamente alla luce degli eventuali vincoli e degli effetti sui conti nazionali.

La decisione finale sullo scostamento di bilancio sarà sottoposta al Parlamento nei prossimi mesi, tra settembre e ottobre, prima dell’eventuale confronto definitivo con le istituzioni europee.

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