L’Italia ribadisce la propria linea sulla gestione dei flussi migratori e chiede all’Unione Europea un cambio di passo nella gestione delle frontiere esterne. Intervenendo al Consiglio Giustizia e Affari Interni dell’Ue, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha spiegato le ragioni della decisione italiana di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime, precisando che il provvedimento non è rivolto contro la Spagna né contro altri Stati membri.
“Una scelta cautelare per garantire la sicurezza”
Piantedosi ha espresso innanzitutto la solidarietà del governo italiano alle autorità spagnole, chiarendo che la misura adottata dall’Italia ha una natura esclusivamente preventiva e organizzativa.
Secondo il ministro, il ripristino dei controlli rappresenta uno strumento previsto dall’ordinamento europeo, utilizzato dagli Stati quando si verificano situazioni caratterizzate da particolare pressione sui sistemi di sicurezza e gestione delle frontiere.
“Non si tratta di una decisione eccezionale o insolita”, ha spiegato Piantedosi, sottolineando come misure simili siano state adottate anche in altri contesti europei per affrontare momenti di forte complessità.
“L’Europa deve fermare le partenze alla fonte”
Nel suo intervento, il titolare del Viminale ha rilanciato la necessità di una risposta comune dell’Unione Europea sul tema dell’immigrazione irregolare.
Per Piantedosi, Bruxelles non deve limitarsi a intervenire quando le emergenze arrivano sui territori degli Stati membri, ma deve agire in modo coordinato per prevenire le partenze dai Paesi di origine e transito e garantire il rimpatrio di chi non ha diritto a restare nell’Unione.
Il ministro ha evidenziato come la forza negoziale dei 27 Stati membri riuniti sia molto superiore rispetto a quella dei singoli Paesi, chiedendo quindi una politica europea più incisiva nei rapporti con gli Stati terzi.
Rapporti con i Paesi terzi e rimpatri: la linea italiana
Piantedosi ha sottolineato la necessità di collegare maggiormente la cooperazione economica e commerciale con quella sulla sicurezza e sui rimpatri.
Secondo il ministro, nei confronti dei Paesi che non collaborano alla riammissione dei propri cittadini irregolari l’Ue dovrebbe utilizzare tutte le leve disponibili, comprese eventuali condizioni nei rapporti politici ed economici.
L’Italia, ha ricordato Piantedosi, ha già posto il tema in sede europea, chiedendo una revisione degli strumenti di collaborazione con alcuni Paesi partner che beneficiano di rapporti privilegiati con l’Unione senza garantire un adeguato livello di cooperazione sul fronte migratorio.
Il modello Italia-Albania come esempio europeo
Nel suo intervento al Consiglio Ue, il ministro ha poi difeso la necessità di sperimentare nuovi modelli per la gestione delle procedure di asilo e dei rimpatri fuori dai confini europei.
Secondo Piantedosi, l’Europa dovrebbe superare le resistenze del passato e puntare su soluzioni innovative attraverso strutture e procedure nei Paesi terzi sicuri.
In questo quadro, il ministro ha citato il Protocollo Italia-Albania come un’esperienza che avrebbe attirato l’interesse di diversi Stati membri.
La possibilità di esaminare le richieste di asilo attraverso procedure accelerate e organizzare i rimpatri direttamente in strutture esterne all’Ue, secondo il governo italiano, rappresenterebbe uno strumento efficace per contrastare il traffico di esseri umani e ridurre i flussi irregolari.

