Trump a Camp David: “L’Iran è stato molto disonorevole”. Pronto un nuovo attacco Usa con Israele

Secondo il Wall Street Journal, il presidente americano avrebbe già dato il via libera a una nuova offensiva contro Teheran, con il coinvolgimento di Israele. La decisione sarebbe maturata durante la riunione di Gabinetto a Camp David, dove Trump ha espresso tutta la sua frustrazione per lo stallo dei negoziati

WASHINGTON DC – La riunione di Gabinetto convocata da Donald Trump a Camp David potrebbe aver segnato una nuova svolta nella guerra tra Stati Uniti e Iran. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente americano avrebbe già deciso di autorizzare una nuova offensiva militare contro Teheran, con il coinvolgimento diretto di Israele, nel tentativo di costringere il regime iraniano ad accettare le condizioni imposte da Washington.

L’operazione, riferiscono funzionari statunitensi citati dal quotidiano americano, potrebbe prendere il via già nel corso del fine settimana e proseguire per diversi giorni. L’obiettivo sarebbe colpire duramente le infrastrutture energetiche iraniane, in un’azione coordinata con Israele che, secondo l’emittente CBS News, potrebbe concludersi prima dell’apertura dei mercati finanziari di lunedì.

La decisione maturata durante il vertice di Camp David

La scelta di convocare il Gabinetto nella residenza presidenziale del Maryland non sarebbe stata casuale. Proprio durante il vertice a Camp David, Trump avrebbe manifestato tutta la propria delusione per il fallimento dei tentativi diplomatici con Teheran, lasciando intendere di ritenere ormai inevitabile una nuova escalation militare.

Secondo il Wall Street Journal, il presidente avrebbe confidato ai suoi collaboratori di aver sempre considerato privo di reali prospettive l’accordo di pace provvisorio raggiunto lo scorso giugno.

Nel confronto con i giornalisti, Trump ha rivolto un duro attacco ai negoziatori iraniani.

“L’Iran è stato molto disonesto, molto disonorevole”, ha dichiarato il presidente, aggiungendo che “vogliono sempre parlare, ma non mantengono quasi mai la parola”.

Poco dopo ha rincarato la dose con un’altra frase che fotografa il clima di crescente tensione tra Washington e Teheran: “Tutto quello che fanno è farmi arrabbiare”.

Verso una nuova offensiva militare

Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano americano, la Casa Bianca starebbe valutando una campagna di bombardamenti particolarmente intensa, con l’obiettivo di indebolire in modo significativo le capacità militari e missilistiche dell’Iran.

Tra le opzioni allo studio figurerebbe un’offensiva aerea della durata di circa due settimane, anche se alcuni consiglieri militari avrebbero espresso preoccupazione per la progressiva riduzione delle scorte di munizioni a disposizione delle forze americane.

L’amministrazione ritiene che una nuova dimostrazione di forza possa costringere il regime iraniano a fare concessioni sostanziali sia sul programma nucleare sia sul controllo dello Stretto di Hormuz, due questioni considerate non negoziabili dalla Casa Bianca.

Il conflitto entra nel sesto mese

Con la guerra ormai entrata nel sesto mese, la prospettiva di una soluzione diplomatica appare sempre più lontana. Da una parte Trump continua a pretendere che Teheran rinunci definitivamente alle proprie ambizioni nucleari e alle attività nello Stretto di Hormuz; dall’altra il governo iraniano non mostra alcuna apertura su entrambi i dossier.

La possibile ripresa delle operazioni militari rappresenterebbe un cambio di rotta rispetto alle dichiarazioni rilasciate dallo stesso presidente americano solo pochi giorni fa, quando aveva parlato di “negoziati molto amichevoli” e aveva lasciato intendere che il dialogo potesse consentire una pausa nei bombardamenti.

Lo scenario è però cambiato rapidamente dopo il recente attacco lanciato dall’Iran contro militari americani in Giordania, al quale gli Stati Uniti hanno risposto con nuovi raid. Secondo le ricostruzioni del Wall Street Journal, Trump sarebbe ora convinto che solo una massiccia offensiva militare possa piegare definitivamente la volontà di Teheran, aprendo una nuova e decisiva fase del conflitto.

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