Trump difende Netanyahu: “Non sarà arrestato a New York durante l’Assemblea Onu” e avverte l’Iran

Il presidente Usa garantisce protezione al premier israeliano in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e minaccia una dura risposta a Teheran dopo la morte di un militare americano in Iraq

WASHINGTON DC – Il presidente americano Donald Trump interviene a difesa del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e, nello stesso tempo, alza il livello dello scontro con l’Iran.

Il presidente degli Stati Uniti ha assicurato che il primo ministro israeliano non sarà arrestato sul territorio americano durante la sua eventuale partecipazione ai lavori dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a settembre a New York, mentre ha promesso una risposta pesante contro Teheran per ogni nuovo attacco che dovesse provocare vittime tra i militari statunitensi.

Due prese di posizione che confermano la linea dura della Casa Bianca sui principali dossier del Medio Oriente, tra il sostegno al governo israeliano, il confronto con la Corte penale internazionale e la crescente tensione militare con l’Iran.

Trump blinda Netanyahu prima dell’Assemblea Onu a New York

“Benjamin Netanyahu non sarà arrestato, in alcun modo, forma o maniera, mentre si trova negli Stati Uniti d’America”. È il messaggio pubblicato da Trump sui social in risposta alle dichiarazioni del sindaco di New York Zohran Mamdani, che aveva ipotizzato un possibile intervento delle autorità cittadine nel caso in cui il premier israeliano dovesse recarsi nella metropoli per partecipare all’appuntamento annuale delle Nazioni Unite.

Trump non ha fatto il nome di Mamdani nel suo intervento, ma la tempistica del messaggio lascia intendere il collegamento con le dichiarazioni rilasciate dal primo cittadino di New York al New York Times.

Mamdani aveva affermato che Netanyahu “appartiene all’Aia”, richiamando la sede della Corte penale internazionale, e aveva spiegato di essere in “conversazione attiva” con l’ufficio legale della città per valutare le possibilità di un eventuale arresto del leader israeliano durante la sua permanenza negli Stati Uniti.

Il caso della Corte penale internazionale apre un nuovo fronte politico

Durante la campagna elettorale per diventare sindaco di New York, Mamdani aveva dichiarato che avrebbe ordinato alla polizia cittadina di procedere all’arresto di Netanyahu sulla base del mandato emesso dalla Corte penale internazionale per il ruolo del premier israeliano nella guerra nella Striscia di Gaza.

La Cpi ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu con accuse relative alla gestione delle operazioni militari israeliane nel territorio palestinese. Una decisione respinta dal governo israeliano e contestata dagli Stati Uniti, che non riconoscono la giurisdizione della Corte penale internazionale.

La dichiarazione di Trump rappresenta quindi una nuova conferma del sostegno della Casa Bianca al primo ministro israeliano e apre un possibile scontro istituzionale tra il governo federale e la leadership della città di New York.

Trump minaccia l’Iran: “Pagherà molte volte per ogni soldato Usa ucciso”

Parallelamente alla vicenda Netanyahu, il presidente americano ha rivolto un nuovo duro avvertimento all’Iran dopo la morte di un militare statunitense in Iraq. “Ogni volta che l’Iran uccide un soldato americano, d’ora in avanti pagherà per quell’uccisione molte volte”, ha scritto Trump su Truth Social, spiegando di aver già impartito precise indicazioni ai vertici militari e della sicurezza nazionale.

La dichiarazione arriva dopo la morte di un militare americano avvenuta durante una “detonazione controllata” di un drone iraniano precedentemente abbattuto. Secondo quanto riferito dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), il soldato è rimasto ucciso durante le operazioni condotte sul dispositivo nel nord dell’Iraq.

Con questa nuova vittima sale a 17 il numero dei militari statunitensi morti dall’inizio del conflitto tra Washington e Teheran.

Nona notte consecutiva di attacchi Usa contro obiettivi iraniani

Trump ha spiegato che le sue direttive sono state comunicate al segretario alla Difesa Pete Hegseth, al generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, e agli altri principali responsabili della sicurezza americana.

Il presidente non ha fornito dettagli sulle possibili operazioni future, ma ha ribadito che ogni ulteriore attacco contro personale americano provocherà una risposta molto più ampia.

L’avvertimento arriva mentre gli Stati Uniti hanno condotto una nuova serie di attacchi contro obiettivi iraniani, arrivando alla nona notte consecutiva di operazioni militari. Washington sostiene che le azioni siano necessarie per colpire infrastrutture e capacità militari di Teheran e per proteggere le proprie forze nella regione.

La tensione tra Stati Uniti e Iran resta quindi ai massimi livelli, con il rischio di una nuova escalation in Medio Oriente. Al centro degli equilibri internazionali rimane anche lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale e area fondamentale per la sicurezza delle principali rotte commerciali.

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