Donati i ventilatori per le carceri di Messina e Barcellona: al Madia la visita di “Nessuno Tocchi Caino”

“Le temperature molto alte di queste settimane diventano drammaticamente più insostenibili in un contesto come quello carcerario”

“Abbassiamo la temperatura per alzare il livello di dignità”. Con questo auspicio, la Fondazione con il Sud ha deciso di acquistare e donare 1.200 “ventilatori a colonnina” alle carceri del Sud Italia compresi Messina Gazzi e il “Madia” di Barcellona .

“Le temperature molto alte di queste settimane diventano drammaticamente più insostenibili in un contesto come quello carcerario in cui al caldo si aggiungono altri fattori, su tutti il sovraffollamento, che possono contribuire, tra l’altro, a creare tensioni e incidenti – sottolinea Stefano Consiglio, presidente della Fondazione con il Sud –. Crediamo nel principio rieducativo della pena e siamo impegnati nel sostenere azioni e progetti che offrano una seconda opportunità alle persone detenute, confortati anche dai risultati evidenti di abbattimento della recidiva. Se è vero che il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri, allora occorre fare tanto. In queste settimane di caldo intenso, donando i ventilatori, una piccola azione concreta sebbene parziale rispetto alle reali esigenze degli istituti di pena meridionali, vogliamo alzare un po’ il livello di civiltà e di attenzione sulle condizioni delle carceri italiane”.

I dispositivi sono stati donati dalla Fondazione con il Sud partendo dall’esempio della recente donazione di ventilatori al carcere di Uta in provincia di Cagliari da parte della Fondazione Domus de Luna, coinvolta nella gestione operativa dell’iniziativa grazie anche alla partecipazione attiva di Trony nel reperimento e nella distribuzione dei ventilatori. I dispositivi donati dalla Fondazione Con il Sud andranno ad oltre 40 istituti penali e strutture con popolazione maschile, femminile, minorile e in particolare: nelle case circondariali di Matera, Potenza, Melfi, San Severo, Trani, Taranto, Lecce, Sassari, Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Caltagirone, Caltanissetta, Castelvetrano, Gela, Giarre, Piazza Armerina, Ragusa, “P. Di Lorenzo” di Agrigento, “Piazza Lanza” di Catania, “Bicocca” di Catania, “L. Bodenza” di Enna, “A. Lorusso – Pagliarelli” di Palermo, “A. Burrafato” di Termini Imerese, “P. Cerulli” di Trapani, “Antimo Graziano” di Avellino, “Michele Gaglione” di Benevento, “Giuseppe Salvia” di Napoli Poggioreale, “Antonio Caputo” di Salerno, “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere; nelle case di reclusione di Oristano, Palermo Ucciardone, Augusta, Favignana, Noto, San Cataldo, Sciacca, Siracusa; negli istituti penali minorili di Nisida e di Airola e nelle Sartorie esterne e officine creative di Lecce e Lequile.

E per monitorare le condizioni di vita dei detenuti continua il giro delle carceri dell’Ong “Nessuno tocchi Caino” insieme alle Camere penali. Ieri, i dirigenti dell’Associazione radicale Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, si legge in una nota, hanno fatto visita al Carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, insieme a rappresentanti delle Camere penali di Barcellona PG, di Messina e di Patti, presente il Presidente della Camera penale Domenico Magistro e i magistrati del Tribunale di Patti Mario Samperi, Eugenio Aliquò e Andrea La Spada.

Obiettivo dell’iniziativa, oltre a verificare lo stato di degrado in cui versano le carceri italiane a causa del sovraffollamento, è anche quello di sostenere la proposta di legge di “Nessuno tocchi Caino” sulla liberazione anticipata speciale, presentata alla Camera da Roberto Giachetti e recentemente ripresa e rilanciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa e dal vicepresidente del Csm Fabio Pinelli. Cresce infatti il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane, giunto al 134,29% con 62.722 detenuti su una capacità effettiva di 46.706 posti (al 30 maggio 2025) e una carenza di almeno 6mila agenti penitenziari rispetto alla pianta organica prevista. L’insostenibilità delle condizioni detentive è restituito anche dal drammatico dato sui suicidi: già 46 tra i detenuti e tre tra gli agenti penitenziari.

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