“Questa mattina (ieri,ndr) ho audito, in Commissione Insularità , l’Assessore Regionale alla Sanità , dottoressa Daniela Faraoni. Tra le domande che le sono state poste, il sottoscritto ha chiesto lumi sulla riapertura del Pronto Soccorso di Barcellona, essendo l’Assessore audito il massimo organo per competenza funzionale a potere dare spiegazioni. La risposta dell’Assessore la potete ascoltare direttamente dal video. Io, come sempre, cerco di adempiere a quella che è la mia funzione e a quelle che sono le mie competenze”. Lo scrive sui social il deputato barcellonese di Forza Italia Tommaso Calderone.
E proprio dal dialogo tra l’assessore Faraoni e l’onorevole Calderone non sembrano emergere prospettive rassicuranti per la riattivazione del presidio, almeno a breve scadenza. Il parlamentare Calderone ha incalzato che «il caso del Cutroni Zodda è unico. Un bacino d’utenza di circa 100.000 abitanti da un lustro è privo di pronto soccorso. La più immediata conseguenza è un sovraccarico di accessi al pronto soccorso dell’ospedale Fogliani di Milazzo ed un rischio concreto per la salute dei cittadini». L’assessora Faraoni ha lasciato poche speranze , pur confermando che c’è molta attenzione intorno alle sorti dell’ospedale : «Dal mio insediamento ho trovato questa situazione nella provincia di Messina. È difficile riattivare un pronto soccorso da oggi a domani. La volontà c’è ma se mi chiede di farlo domani mattina io non sono in grado di prometterlo. È necessario verificare se esistano tutte le attività sanitarie che stanno dietro un pronto soccorso. L’Asp Messina ha attivato delle procedure di reclutamento per ricostituire l’organico da impiegare nel pronto soccorso, ma bisogna tenere conto anche delle unità ospedaliere
oggi assenti».
L’avvocato Calderone ha ricordato che alcuni bandi di concorso sono andati deserti, ha chiesto lumi sul perché non siano stati reimpiegati a Barcellona i medici dirottati altrove in tempo di pandemia, quando l’ospedale di Barcellona è stato convertito in “Centro Covid”. Chiedo quale sia la ragione di questo, lo dico
da uomo della strada prima che da deputato ha ammonito Calderone.
«Sono passati tre anni e molti di quei medici oggi sono andati in pensione quindi in numero limitato da garantire la funzionalità . C’è l’impegno per cercare altre risorse », ha chiosato l’assessore .

