Consiglio europeo a Bruxelles: Al centro i conflitti in Ucraina e Israele

Tra le opzioni semantiche sul tavolo ci sono: pausa, o pause, umanitarie, corridoi umanitari e cessate il fuoco, come richiesto dalle Nazioni Unite

Di REDAZIONE

I due temi affrontati al Consiglio europeo di oggi a Bruxelles sono legati alle due guerre in corso in Ucraina e Israele, insieme alle altre discussioni di politica estera e al dibattito sulla revisione del bilancio pluriennale dell’Ue.

Sul conflitto tra Israele e Hamas, la partita diplomatica è ruotata intorno al linguaggio da utilizzare nelle conclusioni: l’obiettivo è quello di consentire l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, senza però contestare il diritto all’autodifesa di Israele.

Tra le opzioni semantiche sul tavolo ci sono: pausa, o pause, umanitarie, corridoi umanitari e cessate il fuoco, come richiesto dalle Nazioni Unite.

“Dobbiamo chiedere con urgenza una pausa umanitaria”, ha detto al suo arrivo il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez. “Aggiungo che mi piacerebbe vedere un cessate il fuoco per scopi umanitari. Ma se non c’è questa condizione, almeno una pausa umanitaria per trasferire tutti gli aiuti di cui la popolazione palestinese ha bisogno”.

“Potremmo usare lo stesso identico linguaggio usato dalle Nazioni Unite. Ma spero che come Unione europea chiederemo un cessate il fuoco umanitario, o una pausa umanitaria”, sostiene il primo ministro irlandese Leo Varadkar. “Non sono ossessionato dal linguaggio che scegliamo, ciò che conta è fermare le uccisioni e la violenza”.

Più concreto il dibattito sull’invasione russa dell’Ucraina, a cui l’Unione non vuole far mancare il proprio sostegno nemmeno nel nuovo scenario geopolitico globale. 

“L’Europa deve chiedersi come sostenere l’Ucraina nella sua lotta per l’indipendenza e l’integrità territoriale”, le parole all’arrivo del cancelliere tedesco Olaf Scholz.

L’argomento principale resta la fornitura di materiale bellico a Kiev: attualmente l’Unione ha elargito 5,6 miliardi all’Ucraina tramite lo European Peace Facility, la cui ottava tranche resta però in stallo a causa del veto dell’Ungheria.

E alla posizione di Viktor Orbán, che al suo arrivo a Bruxelles ha rivendicato i canali di comunicazione che mantiene con Mosca, potrebbe allinearsi presto il nuovo primo ministro slovacco Robert Fico, che ha annunciato prima del vertice che il suo Paese non invierà più armi all’Ucraina, ma solo aiuti umanitari.

La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha partecipato insieme al presidente francese Emmanuel Macron, al cancelliere tedesco Olaf Scholz e al presidente del Consiglio europeo Charles Michel, a due successivi incontri, con il primo ministro della Repubblica del Kosovo Albin Kurti, e con il presidente della Serbia Aleksandar Vučić, in un tentativo di abbassare la tensione e trovare una soluzione alla situazione sempre problematica nei Balcani occidentali.

Meloni, che ha incontrato anche il primo ministro olandese Mark Rutte, si è soffermata al suo arrivo pure sulla Tunisia, verso cui a suo dire c’è stata una mancanza di rispetto da parte dell’Ue.

“Abbiamo visto il tentativo di dichiarare la Tunisia Paese non sicuro, da parte di esponenti politici, di realtà politiche, di chi vuole minare la possibilità che l’Europa governi i propri flussi migratori” 

Secondo Meloni, non bisogna dire ai Paesi nordafricani: “Ti do delle risorse se mi controlli i flussi migratori”, ma piuttosto “costruire una partnership molto più ampia, che preveda anche investimenti, una migrazione legale, sulla base di una formazione fatta in loco”.

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