Accordi di Schengen in crisi e prove di diplomazia in Medio Oriente: Domani i primi aiuti umanitari da Rafah

Sunak a Netanyahu: “Dobbiamo combattere insieme Hamas”

Di STEFANO SCIBILIA

Dopo la visita del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, avvenuta nella giornata di ieri, oggi è stata la volta del premier britannico Rishi Sunak, volato in Israele e atterrato all’aeroporto di Tel Aviv.

Il primo ministro del Regno Unito si è poi spostato a Gerusalemme, dove insieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rilasciato delle dichiarazioni sul conflitto in corso: “Sono orgoglioso di essere qui al vostro fianco nell’ora più buia di Israele – ha affermato Sunak – Voi avete combattuto 80 anni fa i nazisti, ora dobbiamo combattere insieme Hamas che è il nuovo nazismo”.

Netanyahu ha mostrato il suo apprezzamento per gli aiuti militari che il Regno Unito ha messo a disposizione di Israele, ribadendo che la liberazione degli ostaggi rimane ancora la priorità e definendo il conflitto come “una guerra contro i mostri del mondo”.

Sunak, così come ha fatto ieri Biden, ha affermato che anche il popolo palestinese è vittima di Hamas e per questo motivo ha parlato di intraprendere delle misure che non rappresentino una minaccia per i civili, che nulla hanno a che vedere con l’organizzazione terroristica. Infine il premier britannico ha accolto con entusiasmo la trattativa tra Egitto, Israele e Stati Uniti che di fatto, grazie all’accordo tra Al Sisi, Biden e Netanyahu, ha sbloccato l’apertura del valico di Rafah, al confine con Gaza, per l’ingresso dei primi aiuti umanitari.

Secondo gli ultimi aggiornamenti l’apertura del valico di Rafah, al confine tra Egitto e Gaza, è prevista domani per venti tir delle Nazione Unite, che trasportano beni essenziali, tra cui cibo pronto al consumo e kit medici di assistenza per i feriti. Un piccolo segnale positivo che però, secondo l’Onu, non è sufficiente. Un rapporto delle Nazioni Unite riporta infatti che a causa dell’emergenza dovuta al conflitto tra Israele e Hamas, servirebbe una media di almeno cento tir al giorno di aiuti umanitari.

Inoltre sono sempre un centinaio i camion presenti proprio all’ingresso del valico di Rafah. Se i primi venti dovessero entrare domani, ne rimarrebbero ancora ottanta fuori dal confine. In occasione dell’ingresso dei primi aiuti umanitari dal valico egiziano è prevista la presenza del Segretario Generale per le Nazioni Unite Antonio Guterres.

Sospesi gli accordi di Schengen in 9 Paesi

In Europa intanto regna ancora la paura per via degli ultimi attentati che si sono verificati in Francia, Belgio e Germania. Oggi a Lussemburgo c’è stata la partecipazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al Consiglio giustizia affari interni dell’Unione europea. Tra i temi all’ordine del giorno nell’agenda dei ministri rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione Europea c’era la discussione degli accordi di Schengen, il monitoraggio della guerra in Medio Oriente, l’emergenza migranti e la lotta contro l’abuso sessuale sui minori.

L’Italia insieme a Germania, Austria, Norvegia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Svezia e Francia, ha già annunciato la sospensione temporanea del Trattato di Schengen, ripristinando di fatto i controlli al confine con la Slovenia. Ad annunciarlo è stata la premier Giorgia Meloni sui suoi canali social: “Con il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi abbiamo comunicato in sede europea la decisione del Governo italiano di ripristinare i controlli alla frontiera tra Italia e Slovenia. La sospensione del Trattato di Schengen sulla libera circolazione in Europa si è resa necessaria per l’aggravarsi della situazione in Medio Oriente, l’aumento dei flussi migratori lungo la rotta balcanica e soprattutto per questioni di sicurezza nazionale, e me ne assumo la piena responsabilità”.

Cosa prevede il Trattato di Schengen

Il Trattato di Schengen è entrato in vigore il 26 marzo 1985 e predispone la cosiddetta “area Schengen”, una zona in cui i cittadini dell’Unione Europea e quelli di paesi terzi possono spostarsi liberamente senza essere sottoposti a controlli alle frontiere. Prima della temporanea sospensione, annunciata oggi da 9 paesi dell’Unione Europea per via della questione attentati, il cosiddetto “spazio Schengen” era composto da 26 paesi, di cui 22 membri dell’Unione europea e quattro non membri (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera).

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