di STEFANO SCIBILIA
Le porte del PalaCatania si aprono e la corsa per accaparrarsi un posto in prima fila è serrata. La gente si è presentata in massa per un evento che si sarebbe dovuto svolgere il 9 maggio 2020 e che per via del Covid è stato più volte rimandato, fino a trovare vita ieri, 10 ottobre 2022.
L’appuntamento in questione è il concerto di Marracash, autore di due album destinati a rimanere per sempre nella storia del rap italiano: “Noi, Loro, gli Altri”, quattro volte disco di platino e vincitore della “Targa Tenco 2022” per la categoria “miglior disco in assoluto” e “Persona”, album più venduto del 2020 che oggi vanta ben sei dischi di platino.
Potrebbero bastare solamente questi numeri per giustificare l’ennesimo sold out nella data di ieri a Catania, ma le ultime due fatiche di Marracash sono questo e tanto altro: due dischi introspettivi con cui il rapper nato in Sicilia e cresciuto in Barona scava nella profondità dell’anima racchiudendo amore, dubbi e storie di strada. La soluzione a tutte queste tematiche alla fine è solo una: fare musica.
Il concerto
Marracash esordisce al PalaCatania su una pedana sospesa a mezz’aria e inizia il suo concerto con “Body Parts” tra le urla di un pubblico che aspettava questo momento da una vita: “ci siamo cercati e finalmente ci siamo trovati – dirà subito dopo il rapper al suo pubblico – in questi tre anni è successo di tutto tra chi ha dovuto cambiare lavoro e chi ha cambiato vita”.
Marracash è stato accompagnato sul palco dall’inseparabile amico e producer Alessandro Marz, dal chitarrista Eugenio Cattini, dal bassista Roberto Dragonetti, dal tastierista Claudio Guarcello e dal batterista e direttore artistico Jacopo Volpe. Il boato dei 4500 spettatori che hanno occupato ogni posto a disposizione è incredibile, tanto da far tremare la terra sotto i piedi.
Non è mancato nemmeno un riferimento alle ultime elezioni politiche, argomento su cui Marracash si è limitato a dire semplicemente “no comment, sapete come la penso, mio nonno diceva che il pesce è sempre marcio dalla testa”, fino ad arrivare al momento di “Giorni Stupidi”, dove il rapper fa una piccola variazione del pezzo originale, dicendo: “prima donna presidente, per me sarà la Meloni”. Ironia, eleganza, padronanza del palco e un pizzico di quella strafottenza che piace e che rende Marracash più personaggio degli altri.
Questi sono solo alcuni degli aspetti venuti fuori durante il concerto, mentre tutto il resto del live è semplicemente una ulteriore conferma di quanto accaduto nelle precedenti tappe: pubblico in visibilio e Marracash che canta a squarcia gola vecchi e nuovi brani tra un abito e l’altro.
Per la tappa catanese il rapper della Barona ha scelto Levante come partner del brano “Niente canzoni d’amore” e dopo aver emozionato il pubblico le dirà “grazie baby”. Quando arriva il momento del “64 bars” Marracash prende fiato e tira fuori una performance degna di chi potrebbe avere quattro polmoni, senza playback, senza trucchi e senza inganni, ma solo un normale fiatone al termine della canzone, giusto per far prendere coscienza al pubblico che anche Marracash è “umano”.
Non solo King del Rap, con queste ultime esibizioni Marracash ha dimostrato di essere anche il King dei Live, in modo particolare per le coreografie che brano dopo brano hanno accompagnato il concerto. Un grande lavoro che ha visto un mix di musica e immagini, fino a farle diventare una cosa sola, un po come un bisogno di mettere a nudo delle emozioni per sentirsi meglio subito dopo. Non a caso il brano “Tutto questo niente” recita la frase “Butta fuori i tuoi pensieri o finiranno per ucciderti”. Le stesse parole si trovano in una proiezione video in cui Marracash simula un colloquio con il suo psicologo e dove emerge la necessità di tirare fuori quello che si ha dentro anche per riuscire a conoscere meglio sé stesso. Una cura che forse vale molto di più di tante psicoanalisi e che rende questi ultimi due dischi molto più introspettivi rispetto a quelli passati.
Nel live non manca nemmeno una strofa di “Brivido” cantata interamente a cappella, mentre l’uscita di scena non poteva che essere trionfale con “Love” e ringraziamenti finali ai familiari seduti nella tribuna d’onore e a tutto il pubblico, letteralmente coperto di coriandoli bianchi.
Nessuno più recita la tanto utilizzata frase “se non metti l’ultimo noi non c’è ne andiamo”, perché Marracash le ha fatte proprio tutte, senza risparmiarne nemmeno una, lasciando soddisfatti tutti coloro che una volta giunti a casa e dopo aver appoggiato la testa sul cuscino hanno pensato: “questa sera ho visto Marracash ed è stato magico”.

