Dopo il caso dello scorso giugno con l’individuazione di un pescatore di frodo di patelle prontamente multato e altri interventi che nelle precedenti settimane hanno portato a bloccare subacquei in cerca di prede nella Secca di Ponente, sono l’ennesima dimostrazione di quanto sia fondamentale rafforzare i controlli all’interno dell’Area marina protetta di CapoMilazzo. E non solo per quel che riguarda la pesca, ma anche il passaggio dei natanti ed imbarcazioni nelle acque del promontorio.
Lo scorso weekend di piena estate ha determinato un aumento delle unità da diporto nella zona più suggestiva del promontorio fino a poi’ di un centinaio, e non solo del luogo o della provincia, quelli ormeggiati nello specchio d’acqua della baia di Sant’Antonio. Ma molti diportisti non intendono pagare la tassa prevista per l’attracco alla boa di Rinella o per la sosta temporanea.
E ciò nonostante da tre anni a questa parte sia operativa una riserva marina, sebbene in tutta Italia vi siano queste regole che vengono rispettate. Un corto circuito che determina spesso scontri verbali come accaduto domenica scorsa anche perché è giusto precisarlo i volontari dell’Amp, lo stesso presidente Giovanni Mangano sono decisi a far rispettare le rigide norme della Riserva anche se danno sempre disponibilità logistica. In quest’ottica servirebbe una maggiore sinergia con Capitaneria di porto, Carabinieri e Guardia di Finanza per far rispettare le regole ai diportisti con attività di verifica più continue durante la giornata.
“Più controlli a mare per tutelare l’habitat naturale dell’area protetta”: l’appello dall’Amp CapoMilazzo. Le sue acque sono prese di mira dall’assedio di imbarcazioni e moto d’acqua non autorizzati che sfrecciano anche a pochi metri dalla costa ingombrata da barche in transito e ancorate ovunque a dispetto dell’immenso patrimonio naturalistico sommerso nella Baia di Sant’Antonio trasformata in parcheggio di motoscafi e invasa da centinaia di imbarcazioni durante l’estate come la scorsa stagione che con diverse violazioni indirizzarono la trasmissione degli atti all’Autorita’ giudiziaria.
Questo lavoro di recupero e tutela di quello che può essere definito l’ultimo paradiso costiero della città del Capo potrà far risplendere luoghi oggi di dominio del diportismo incontrollato in un’area attenzionata dal Ministero della Transizione Ecologica.
Le contestazioni maggiori scaturiscono per l’ancoraggio in zona Bs e B protetta nella suddivisione in zonazioni stabilite dal decreto istituitivo del Consorzio Amp e per questo occorre un preventivo permesso dell’Ente gestore che indica i punti al di fuori delle aree più sensibili della stessa Riserva.

