Non solo rifiuti, a Milazzo è anche emergenza maleducazione

Sono all’ordine del giorno notizie di abbandoni di rifiuti lungo le strade, sugli argini di fiumi e fossati o accanto ai contenitori per la raccolta differenziata e, quotidianamente invasi di ogni rifiuto

Il quadro rifiuti è di quelli che fanno gridare i cittadini all’emergenza. E il caldo e le temperature che aumentano i cattivi odori e innescano incendi, peggiorano ulteriormente la situazione. La riviera di ponente, CapoMilazzo, il Tono e la Piana sono solo alcuni esempi di strade invase dalla spazzatura e dai rifiuti ingombranti, non solo in prossimità di dove prima erano situati i cassonetti. Le micro discariche invadono marciapiedi sconfinando sulla carreggiata. Sono all’ordine del giorno notizie di abbandoni di rifiuti lungo le strade, sugli argini di fiumi e fossati o accanto ai contenitori per la raccolta differenziata e, quotidianamente invasi di ogni rifiuto.

Un problema che riguarda in qualche modo tutta la città e le sue componenti ad ogni livello. L’inciviltà di alcuni cittadini nell’abbandonare selvaggiamente i rifiuti su determinati punti della città per poi contestare l’inefficienza del servizio Caruter che, senza ombra di dubbio, presenta delle inefficienze e disservizi, ma che non può essere additato come l’unico responsabile e capro espiatorio di questo degrado. C’è anche un problema culturale, un atto di grave danno all’ambiente e di offesa verso quei cittadini corretti che collaborano al buon andamento della raccolta differenziata sebbene cresciuta a quasi il 70 per cento. Il malcostume di chi sporca per strada o utilizza in modo inappropriato e con cattive abitudini i cestini e soprattutto i recenti venticinque contenitori per indumenti e accessori, comportando maggiori costi per tutti, oltre al danno ambientale e d’immagine per la città.

La cartolina per i turisti nel periodo di maggiore afflusso rischia di avere serie conseguenze nell’immediato futuro sul settore trainante della citta’ del Capo.
Insomma, non c’è solo un’emergenza rifiuti, ma anche un’emergenza maleducazione. Da tempo è stata dichiarata guerra ai furbetti. La tolleranza zero contro l’abbandono di rifiuti, tramite sanzioni e telecamere, sembra però non essere sufficiente. Da Palazzo dell’Aquila, è stato annunciata l’installazione di altre decine di nuove telecamere per il controllo del territorio. Basterà? Una domanda a cui è difficile dare una risposta tra inciviltà e illegalità perenni. Nelle discariche siciliane c’è ancora un po’ di spazio perché il sistema di raccolta regga (alle attuali già precarie condizioni) solo fino a novembre. E così è partita la macchina organizzativa della Regione per spedire fuori dalla Sicilia già dall’autunno almeno 15 mila tonnellate di immondizia ogni due settimane. A un costo enorme che porterà con sé aumenti della Tari a carico dei cittadini. Da qualche giorno, sotto traccia, la questione rifiuti è diventata centrale a Palazzo d’Orleans. Come non lo era da mesi. Nello Musumeci ieri ha lavorato tutto il giorno a una nuova ordinanza che è stata poi rinviata ma di cui si conoscono già i contenuti. Indicherà chiaramente che non c’è più alcuna alternativa alla spedizione fuori dalla Sicilia dei rifiuti, almeno della parte indifferenziata che non trova più spazio nelle poche discariche ancora attive. C’è ancora margine a Siculiana, Gela, Trapani (dove conferisce il comune di Milazzo tra gli altri) e qualcosa anche a Bellolampo, nulla di più.

Intanto si è insediato il tavolo di crisi romano in merito alla tematica dei rifiuti della Regione Siciliana. Su proposta dell’assessore all’Energia, Daniela Baglieri, e del direttore del dipartimento dell’Acqua e dei Rifiuti, Calogero Foti, nel primo pomeriggio di ieri si è tenuta, presso il ministero della Transizione Ecologica, la prima riunione per affrontare, di concerto con il ministero, l’emergenza rifiuti nell’Isola e la definizione del piano rifiuti siciliano.

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